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venerdì 22 Novembre 2019

Il pasticcio Marò
verso l’arbitrato
Perché solo ora?

Sul tema Marò, tre anni dopo, le sparate da twitt ‘presidenziali’ diventano armi a doppio taglio: alla fine t’accorgi che qualcuno contra frottole o fa solo propaganda. Ora dicono che l’Italia ‘ha perso la pazienza’. Una pazienza record, visto che è durata 40 mesi di non risposte e presa in giro

Il governo, sul caso Marò dice di aver perso la pazienza. Lo dice e lo ripete da troppo tempo e senza alcun risultato per essere ancora credibile. E la pazienza la sta perdendo l’opinione pubblica che non ho più motivi per credere a certe promesse. Il governo perde invece e certamente di credibilità. Ora il ‘che fare?’ di sempre. E qui la stessa cronaca sfiora la comica. ‘L’Italia perde la pazienza sui marò, ora si va all’arbitrato’ titolava cinque giorni fa un lancio dell’ANSA riprendendo le anticipazioni del Corriere della Sera dopo oltre un anno di tentativi diplomatici con l’India per riportare a casa i marò

 

Il premier nazionalista indiano Modi
Il premier indiano Narendra Modi

 

Dev’esserci un errore -sussurra la mia memoria- ma non era già quella la scelta del governo Renzi appena insediato un anno fa? Qualcuno s’è pentito per strada dimenticandosi di informare Paese, e Parlamento, eccetera e che si era tornati alla trattativa? Gianandrea Gaiani su Analisi Italia tira fuori che la trattativa sarebbe stata condotta negli ultimi tempi dal sottosegretario ai servizi segreti Marco Minniti. Ipotesi interessante con qualche sbavatura: forse i contatti sono stati fornito dai Servizi segreti (Minniti), ma la gestione della trattativa è stata ovviamente della Farnesina (Gentiloni).

 

La proposta di mediazione diplomatica italiana, sarebbe sul tavolo del consigliere per la sicurezza nazionale di Modi, dalla fine dell’estate scorsa, scrive Danilo Taino sul Corriere. Tecnica collaudata del ‘vedremo’ e del rinvio. Tecnica da docenza planetaria quella della Corte Suprema indiana giunta alla decina di rinvii, ultimo al 7 luglio, per godimento ferie (anche nel continente indiano, 45 giorni per gli affaticati magistrati). E appare chiaro il problema di Nuova Delhi: non avere in mano elementi per incriminare i due militari italiani e non avere assieme convenienza politica a rilasciarli.

 

Logo del Tribunale internazionale del diritto del mare
Logo del Tribunale internazionale del diritto del mare

 

L’India del governo nazionalista di Narendra Modì a inseguire l’offensivo ‘muro di gomma’ adottato a suo tempo contro l’Italia dal governo dei Gandhi. La questione diventa imbarazzante, soprattutto per il ministro Gentiloni che già sulla ‘guerra alla Libia’ e sulle due avventate cooperanti che aveva accolto dopo la Siria, aveva incassato una marea di critiche. Difficile a questo punto la semplice trovata d’immagine, la battuta, il twitt che ribalta tutto. Al momento, dalla Farnesina bocche cucite per puro e semplice imbarazzo, non sapendo di fatto cosa dire, quale ricorso internazionale e a chi?

 

Secondo esperti di diritto internazionale ci sono due opzioni: l’arbitrato classico con l’accordo tra le parti sul collegio arbitrale e quello previsto dalla Convenzione sul Mare col giudizio del Tribunale di Amburgo. Quello classico risulta di fatto inattuabile per i necessario consenso dell’India, di cui ormai appaiono evidenti intenzioni e modi d’affrontare il caso. Per imporre a Nuova Delhi tempi certi, resta solo il ricorso unilaterale al Tribunale del Mare che può assumere decisioni temporanee come quella di trasferire Girone e Latorre, consentendo loro di lasciare l’India per altro paese terzo.

 

Tribunale internazionale del Mare in Amburgo
Tribunale internazionale del diritto del mare in Amburgo

 

Non ancora il ritorno in Italia, ma certamente qualcosa di molto più vicino e meno umiliante dell’ essere ostaggi dei rinvii indiani. Questo (spiega la professoressa del Vecchio da Analisi Italia), con la sola richiesta ad Amburgo, solo che questa volta l’India o c’è o non c’è, senza più furberie perché sarebbero altri a decidere. Dopo 40 mesi di pseudo-negoziati tutto appare come la soluzione non più sperata. Col dubbio che assale noi spettatori: chi è quell’imbecille che ha atteso sino ad oggi per il ricorso al tribunale d’Amburgo? Salvo non esistano elementi contrari tenuti nascosti sino ad oggi.

 

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