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giovedì 5 Dicembre 2019

Berlino maggio 1945 e il generale russo buono

Nikolaj Erastovich Bersarin, generale dell’Armata Rossa, aveva solo 44 anni quando l’armata che comandava raggiunse per prima Berlino. Quando la città fu liberata ne divenne il primo comandante. E fu il primo vero ricostruttore nella Germania post nazista distrutta dalla guerra e dalla vergogna

Berlino maggio 1945 e il generale russo buono

Il nome di Nikolaj Erastovich Bersarin (1901-1945) alla maggior parte di noi dice poco o nulla. Il nome di un generale dell’Armata Rossa entrato a Berlino nell’aprile del 1945 potrebbe anzi provocare commenti affatto benevoli riguardo maltrattamenti inumani alla popolazione civile o stupri di massa, ma mai destare la minima simpatia perché la caduta di Berlino nell’immaginario collettivo del XX secolo rappresenta l’Apocalisse biblica ed è inutile cercare vicende edificanti o nobili personaggi. Eppure il generale russo, primo comandante della città occupata, contribuì all’afflusso immediato di derrate alimentari destinate soprattutto alla popolazione civile evitando che le estreme condizioni peggiorassero.

Berlin soviet bandiera sito

La 21a Armata russa al suo comando era stata la prima a lambire i sobborghi di Berlino il 21 aprile, nella zona di Marzahn. Poiché nella tradizione militare russa a comandare una città è designato il primo generale che ne occupi una parte, il 28 aprile Zukov lo aveva confermato nell’incarico, non senza malumori tra gli altri comandanti che si sentirono scavalcati o si videro sminuiti. Bersarin – ben consapevole che su di lui e sul suo operato fossero puntati gli occhi di tutti gli ex belligeranti – si mise subito all’opera: dopo le consuete disposizioni di natura militare sul coprifuoco e sulla disciplina delle truppe affrontò per primo la questione dei rifornimenti. Si adoperò per il ripristino degli acquedotti, del gas e dell’energia elettrica e dispose che gli impiegati pubblici rimanessero al loro posto proseguendo la normale attività.

Il 10 maggio riunì nel suo comando tutti i nuovi responsabili dei distretti amministrativi in cui era suddivisa la città per iniziare lo sgombero delle macerie e la ricostruzione. Il 28 maggio ordinò la bonifica e il prosciugamento dei tunnel della metropolitana esplosi ed allagati durante i combattimenti e contemporaneamente avviò il ripristino della linee tramviarie e delle strade più importanti. Non trascurò nemmeno la vita culturale nominando un sovrintendente generale per i teatri e sorprendendo gli stessi tedeschi, come ricordarono il regista Ernst Legal e l’attore Paul Wegener. Nell’unica intervista che concesse ad un giornalista dell’agenzia United Press disse che l’impegno per la ricostruzione gli appariva a volte più gravoso di quello di combattere una guerra.

berlin 1945, simbolo nazi 800

Bersarin morì il 16 giugno 1945 in un banale incidente automobilistico, poche settimane dopo l’occupazione e prima che la conferenza di Potsdam sancisse l’inizio della Guerra Fredda: un breve periodo in cui nessuno però dubitava ancora del grande significato politico della vittoria della Seconda Guerra mondiale, né del valore dell’alleanza che l’aveva conseguita.
Nella scomparsa Repubblica Democratica Tedesca, la DDR, Bersarin ottenne il riconoscimento postumo di ‘cittadino onorario’ di Berlino, ma, all’inizio degli anni Novanta dopo la riunificazione, il provvedimento fu cancellato.
Nel 2003 tuttavia il Senato di Berlino confermò il riconoscimento ammettendo il ruolo determinante svolto nella ricostruzione della città. Il 16 giugno del 2005, in occasione del sessantesimo anniversario della morte, fu infine un ex politico della Unione Cristiano-Democratica, la CDU di Angela Merkel, a piantare una betulla sul luogo dell’incidente.

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