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lunedì 16 Dicembre 2019

Lotteria elettorale America
oltre i clan Clinton e Bush

Democratici in corsa per la nomination. Primarie sempre incerte. I precedenti storici degli ‘outsider’ da Kennedy in poi. Gli sfidanti democratici più accreditati di Hillary Rodham Clinton che spingeranno a sinistra la sfida per la nomination contro il possibile ritorno dei Bush col nipotino Jeb

E’ noto che le primarie negli Stati Uniti sono sempre un terno al lotto, e ciò vale tanto per i democratici quanto per i repubblicani. In entrambi i partiti i giochi, per ora, sono tutti da fare e nulla può essere dato per scontato.

In campo democratico la candidatura già ufficializzata da Hillary Rodham Clinton è indubbiamente un fatto importante, soprattutto per la notorietà del personaggio. In Italia, forse, la notizia avrebbe già chiuso i giochi in anticipo inducendo i potenziali concorrenti a cercare subito un accordo con lei (per qualche posto nella futura amministrazione) senza correre troppi rischi.

Ma in America spesso gli avvenimenti prendono una piega imprevedibile. C’è, insomma, sempre spazio per gli outsider, e numerosi sono i casi di successi imprevisti.

 

John F. Kennedy and Richard Nixon
John F. Kennedy and Richard Nixon

 

Bastano due esempi. Outsider era per esempio John Kennedy che, dopo aver trionfato nelle primarie democratiche (primo cattolico nella storia USA), riuscì poi a battere nel 1960 una vecchia volpe come Richard Nixon che i sondaggi davano come favorito.

E, per tornare ai giorni nostri, outsider fu pure Barack Obama il quale, dopo aver sconfitto alle primarie la stessa Clinton, è entrato alla Casa Bianca ottenendo, nel 2008 e nel 2012, due buoni successi contro i repubblicani John McCain e Mitt Romney. Da notare che Kennedy fu il primo Presidente cattolico e Obama il primo afroamericano a entrare nello Studio Ovale.

 

ObamaHillary sito

 

Ma i giochi, come notavo all’inizio, sono tutt’altro che conclusi limitandoci alle sole primarie. L’unica candidata sicura è l’ex Segretario di Stato (nonché ex first lady) Hillary Clinton, le cui mosse vengono attentamente “spiate” dai potenziali concorrenti.

Tra i nomi che circolano ne emergono due, anche se non si può affatto escludere che altri compaiano presto. Il primo è Martin O’Malley (nato nel 1963), governatore del Maryland sino a pochi mesi orsono e già sindaco di Baltimora, proprio la città ora al centro di tensioni razziali dopo l’ennesima uccisione di un afroamericano da parte della polizia locale.

 

Si tratta di un “liberal” a tutto tondo e quindi, nell’ottica della politica USA, di un progressista di sinistra. Favorevole, tra l’altro, ai matrimoni gay e a controlli molto più severi sulla vendita di armi ai privati cittadini. E’ pure un oppositore della pena di morte di cui ha richiesto l’abolizione.

Dunque una figura ben caratterizzata a sinistra (sempre nel senso americano del termine). Non è però molto conosciuto a livello nazionale, e ciò significa che per vincere le primarie dovrà sottoporsi a un tour de force in tutti gli Stati, come del resto fece Obama.

 

Seconda candidata “forte” è la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren (nata nel 1949: due anni meno di Hillary Clinton), assai più nota di O’Malley nel Paese. Anche lei appartiene all’ala liberal del partito e ha una caratterizzazione di “sinistra” ancor più spiccata dell’ex governatore del Maryland. E’ promotrice di una maggiore difesa dei consumatori dalle speculazioni delle banche.

A questo punto Hillary Clinton, di cui si sa più o meno tutto, ha già iniziato ad assumere posizioni più radicali di quelle che finora ha sostenuto. Questo significa che, se i tre nomi dovessero essere questi, assisteremo a una sorta di rincorsa a sinistra, magari con la possibilità che scenda in campo un candidato più conservatore in grado di pescare in altri serbatoi dell’elettorato dem.

 

 Jeb Bush
Jeb Bush

 

La situazione è meno chiara nel campo repubblicano, dove per ora non si vede un candidato in grado di sfidare seriamente Jeb Bush. E, a tale proposito, la stampa e i media hanno già dato fuoco alle polveri, sottolineando il pericolo che la politica USA diventi terreno riservato a “dinastie” come i Clinton e i Bush.

Noto infine, ancora una volta, che Hillary Rodham Clinton non può dormire tra due guanciali. La notorietà è certo utile, ma può pure risultare controproducente se gli elettori scelgono di calcare la mano sui tanti errori che ha commesso nella sua lunga esperienza politica.

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