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domenica 8 Dicembre 2019

Egitto anti jihad sul confine libico con la benedizione Cia?

L’Egitto, denunciano Askanews e AGI/NOVA, sta ammassando forze di terra e aeree nel deserto lungo il confine con la Libia, in vista di una ipotetica offensiva militare contro i jihadisti dello Stato islamico di cui il presidente al Sisi ha discusso con il capo della Cia Brennan il 19 aprile

Egitto anti jihad sul confine libico con la benedizione Cia?

Era da tempo che gli Stati Uniti stavano cercando eserciti a cui delegare il lavoro sporco a terra. Dopo i curdi, iraniani e Assad, ora tocca all’Egitto, protagonista ideale per vicinanze e potenza. Il Cairo starebbe ammassando forze nel deserto lungo il confine con la Libia, in vista di una offensiva contro i jihadisti dello Stato islamico di cui il presidente al Sisi avrebbe discusso con il capo della Cia, John Brennan, il 19 aprile scorso. Lo scrive il sito Debka, vicino all’intelligence israeliana, che già a marzo aveva annunciato una futura operazione militare egiziana contro l’Isis nell’Est della Libia.

Il presidente egiziano Al Sisi col capo della Cia John Brennan
Il presidente egiziano Al Sisi col capo della Cia John Brennan

A date credito alla fonte israeliane, le italiane Askanews e AGI/NOVA. Il Cairo starebbe spostando buona parte delle sue unità navali nei porti sul Mediterraneo, a indicare che l’eventuale offensiva prevederebbe lo sbarco di commandos sulla costa libica, in particolare attorno alla città di Derna, dove la presenza di miliziani Isis è nota da mesi. L’operazione sarebbe appoggiata dal lancio di paracadutisti sulle retrovie. Secondo il sito israeliano, per contrastare l’eventuale offensiva egiziana lo Stato islamico avrebbe già ricevuto rinforzi dalla Siria e dall’Iraq nonostante la minaccia su Mosul.

I miliziani Isis di rinforzo sarebbero arrivati nell’est della Libia attraversando il Mediterraneo e, in certi casi, facendo tappa nella penisola del Sinai. La scorsa settimana, il gruppo di Abu Bakr al Baghdadi aveva diffuso sul web un video-messaggio nel quale annunciava l’arrivo di nuovi jihadisti a Bengasi. Problema di distribuzione delle forze, ben oltre le forme della propaganda, in vista dei contrattacchi di primavera. Per le fonti militari e di intelligence interpellate dal sito, i piani egiziani per un’offensiva in Libia sono stati ovviamente in cima alle questioni discusse da Brennan al Cairo.

Sempre dal sito Debka ripreso da Analisi Difesa, il presidente egiziano al Sisi ha assicurato il direttore della Cia sull’immediato ritiro dei propri militari una volta confitti e disarmati i jihadisti. Paura statunitense legittima dopo quanto accaduto in Siria nel sostegno alla guerra contro Assad. Al-Sisi avrebbe ribadito all’interlocutore statunitense come la presenza dell’Isis nell’Est della Libia rappresenti una minaccia inaccettabile per l’Egitto, e denunciato dei rapporti dell’intelligence su infiltrazioni dell’Isis già in atto in alcune città del Paese e addirittura in diverse unità dell’esercito.

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Brennan avrebbe espresso le formali obiezioni dell’amministrazione Obama a un’invasione egiziana in Libia, sostenendo la necessità/speranza di ricorrere alle milizie già attive sul terreno, sollecitando maggiore collaborazione con il generale Haftar, dal 2 marzo comandante in capo dell’esercito espresso dal governo di Tobruk. Secondo Debka, l’Egitto ha sostenuto e armato Haftar negli ultimi sei mesi ma non lo considera sufficientemente forte. Haftar pochi giorni fa ha dichiarato di sperare in una operazione militare simile a quella lanciata dalla coalizione araba a guida saudita in Yemen.

 

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