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giovedì 14 20 Novembre19

C’ERA UNA VOLTA
Internati in Germania
fu doppia Liberazione

Il 25 aprile assume per lo più un significato nazionale, localizzato e radicato a nord, ma ci furono moltissimi italiani che 70 anni fa la vissero fuori dal paese con molta trepidazione: gli ‘IMI’, Internati Militari Italiani, catturati dai tedeschi dopo l’Otto Settembre e detenuti nei lager

La storia poco raccontata degli ‘IMI’, gli Internati Militari Italiani, catturati dai tedeschi dopo l’Otto Settembre e, in barba alla convenzione di Ginevra detenuti in campo di concentramento.

 

Internati militari vita di campo sito

 

Nel lager di Wietzendorf, Oflag 83 nella Lüneburger Heide tra Amburgo e Hannover, dapprima arrivarono gli inglesi il 16 aprile 1945 ma dopo qualche giorno tornarono i tedeschi, anzi un agguerrito reparto di SS: minacciarono, spararono e uccisero perfino qualche ‘traditore’ tedesco che si era arreso agli alleati, ma il 20 aprile tornarono definitivamente gli inglesi e fu la libertà per migliaia di deportati italiani.

 

Internati militari lavoro

 

Dire che gli internati di Wietzendorf fossero semplici prigionieri dei tedeschi è un po’ riduttivo: erano stati condotti a Wietzendorf in prevalenza ufficiali subalterni che si erano rifiutati di aderire alla repubblica di Salò e non avevano nemmeno accettato il lavoro che veniva imposto dai tedeschi agli altri prigionieri. Erano in un certo senso degli irriducibili, ostinatamente sorretti da tanti principi: il giuramento all’Italia – sebbene dopo l’Otto Settembre il giudizio diffuso espresso sulla monarchia fosse liquidatorio –, il rifiuto di collaborare con i tedeschi o più semplicemente il rifiuto del fascismo e della guerra che aveva provocato. Dopo che a Wietzendorf furono internati anche numerosi superstiti della rivolta di Varsavia maturarono tra loro anche sentimenti di identificazione con la resistenza europea.

 

Internato militari segnaletica buona

 

L’esperienza del lager accomunò personalità molto diverse per non dire disparate: nel confuso clima del dopoguerra infatti nessuno avrebbe più immaginato che lo scrittore Giovanni Guareschi, l’attore Gianrico Tedeschi, il parlamentare Alessandro Natta o il pittore Giuseppe Novello avevano condiviso le stesse condizioni della prigionia in uno spazio ristretto, vivendo in baracche di legno e dividendo lo stesso scarso vitto. Analoga sorte era toccata ad altri internati come gli storici Vittorio Emanuele Giuntella o Giampero Carocci, il filosofo Enzo Paci o il futuro rettore dell’Università cattolica Giuseppe Lazzati. Nei lager degli IMI insomma transitò un campione molto significativo di quelli che dopo il 1945 rappresentarono la prima Italia democratica, o almeno tentarono di farlo.

 

Internati militari mangiano

 

La liberazione non significò tuttavia la fine delle difficoltà. Dopo l’euforia dei primi giorni -quando una parte degli ex internati liberati fu messa ad abitare nelle case dei villaggi tedeschi del circondario- a Wietzendorf gli inglesi sospesero le libere uscite degli italiani e ripresero perfino l’odiata pratica degli appelli giornalieri sul piazzale: i rientri in Italia a piccoli gruppi si sarebbero protratti fino all’ottobre del 1945. La memoria dell’internamento, che dal settembre 1943 al maggio 1945 coinvolse più di seicentomila italiani, si sta ora in parte affievolendo: i protagonisti, nella stragrande maggioranza, sono scomparsi. Eppure la loro testimonianza silenziosa resta.

 

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