• 19 Febbraio 2020

Libia allo sbando
Migrati come schiavi
e paura pirateria

Un gran pasticcio. Prima versione italiana. Il peschereccio siciliano Airone attaccato e sequestrato da uomini armati dopo l’abbordaggio di un grosso rimorchiatore libico senza contrassegni militari ma con a bordo personale in uniforme della Guardia Costiera. Pirati in uniforme, si disse. Ma forse non era esattamente così. Il motopesca ‘Airone’, di Mazara del Vallo si trovava a 40 miglia dalla costa di Misurata, in acque internazionali. Acque libiche sosteneva già Gheddafi, per controllare i diritti di pesca. Poi l’intervento della fregata Bergamini che ‘libera’ il peschereccio. Altra versione.

 

IMMIGRAZIONE: MILLE IN SALVO. SU GOMMONE ANCHE UN CADAVERE

 

Questa notte all’arrivo dell’Airone a Mazara del Vallo. ‘Rifarei tutto quello che ho fatto per portare in salvo il mio equipaggio’ dice il comandante del peschereccio, Angelo Figuccia. Sfortuna che a bordo della motovedetta libica c’era di una troupe di Sky per un servizio sulla immigrazione. Il peschereccio italiano è fermato a una trentina di miglia dalle coste libiche da militari di Misurata. Contestazione sulla violazione delle leggi sulla pesca, tentativo di convincere a lasciar perdere. Un militare libico sale a bordo per scortarli a Misurata. Poi l’intervento della nostra marina militare.

 

IMMIGRAZIONE: SALVATI IN 1.600, SUPERATA QUOTA 60MILA

 

Qualcuno, oltre ai pescatori dell’Airone, potrebbe aver ‘aggiustato’ le verità. Pezzi giornalistici indignati (anche noi) sull’atto di pirateria e sul provvidenziale intervento della nostra marina militare. Poi la scoperta questa mattina di una verità decisamente diversa e abbastanza scomoda per la stessa marineria italiana. Anche se va ricordato che gli episodi di violenza in mare da parte degli scafisti libici ci sono statti, numerosi e che è legittimo temere una escalation di atti di violenza che sfiorano la vera e propria pirateria. Un piccolo riassunto sul Mediterraneo dei nuovi pirati saraceni.

 

La fregata Bergamini
La fregata Bergamini

 

Con il barcone al traino, la motovedetta libica avrebbe navigato verso casa seguita da un elicottero e dalla fregata Bergamini. L’unità libica si è giustificata con la necessità di non lasciare in mare una imbarcazione abbandonata e pericolosa per la navigazione. Frottole. Un barcone da 250 posti può fruttare oltre mezzo milione di euro a viaggio. Non a caso vengono segnalati furti di imbarcazioni in tutti i porti del Mediterraneo meridionale. Indiscrezioni riferiscono di una frenetica attività nei piccoli cantieri navali sulla costa tunisina che impegnati a varare spartani barconi per le cosche libiche.

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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