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mercoledì 16 Ottobre 2019

C’ERA UNA VOLTA
Fedayyin Murad di Sebastia
eroe armeno del lago di Van

La storia è nemica degli aggettivi e diffida dei sostantivi troppo mirati. Esempio: tragedia, eccidio, strage, o genocidio. Sinonimi ma solo un pezzetto. Il genocidio è certamente tragedia, strage, eccidio, me non tutte le tragedie-eccidi-stragi sono genocidi. E già allora una storia di petrolio

Allo scoppio della Grande Guerra nell’agosto 1914 l’impero ottomano rimase dapprima neutrale, ma – subendo pressioni diplomatiche e ricevendo aiuti militari dalla Germania –, a novembre si schierò contro Francia, Inghilterra e Russia. Sul mar Nero e sul Caucaso la maggiore potenza che insidiava l’impero ottomano era infatti la Russia che da secoli ambiva al controllo degli stretti per l’accesso al Mediterraneo. Poiché, dopo la guerra russo-turca del 1877-1878, la Russia si era insediata nell’Anatolia orientale conquistando le città di Artvin, Ardahan e Kars, il primo obiettivo di guerra turco era la riconquista. La Germania inoltre appoggiava la Turchia anche per un altro motivo: la riconquista delle tre città, assieme al porto di Batumi sul mar Nero (oggi in Georgia) avrebbe giocato un ruolo importante sul controllo delle risorse di idrocarburi del Caspio.

 

Armeno Mappa militare jpg

 

I primi ad assumere l’iniziativa furono però i russi e la mantennero più o meno fino al 1917 mettendo in crescenti difficoltà i turchi per le sconfitte: nonostante l’ambizioso progetto ottomano di invadere la Russia e di scatenare la ribellione tra i sudditi dello zar dell’Asia centrale, dalla primavera del 1915 risultò invece evidente la loro inferiorità. Non si trattò affatto di uno scontro combattuto solo tra eserciti regolari, perché ben presto comparvero sul campo milizie di volontari reclutati sul posto. I turchi arruolarono curdi e i russi si servirono di armeni dapprima come guide e in seguito come reparti ausiliari. Quando il comandante dell’armata turca Enver pascià tornò pesantemente sconfitto a Istanbul già nel dicembre del 1914, per spiegare le gravi perdite subite sotto il suo comando non parlò della sua imperizia, ma di ‘traditori’ che avevano guidato il nemico lungo cammini impervi e sconosciuti.

 

il comandante dell’armata turca sconfitta Enver pascià
il comandante dell’armata turca sconfitta Enver pascià

 

Accusati di aver fatto come Efialte alle Termopili guidando i persiani alle spalle di Leonida, gli armeni, che costituivano la maggioranza della popolazione nella zona dei combattimenti da ambo i versanti del fronte, cominciarono a subire controlli vessatori e ben presto anche duri maltrattamenti dall’esercito ottomano. Per questo a Van scoppiò una rivolta contro i turchi: la città fu assediata a partire dal 20 aprile 1915 e si salvò solo per l’intervento di truppe russe che misero in fuga gli assedianti il 21 maggio. Il 27 maggio 1915 fu approvata in Turchia la legge che autorizzava la deportazione degli armeni, ma in realtà – già dal 24 aprile – una circolare emessa dal ministro degli interni Talat pascià accusava gli armeni di tradimento dando luogo alla ‘domenica rossa’, giornata nella quale furono arrestati i personaggi più in vista della comunità armena di Istanbul e considerata l’inizio del genocidio.

 

Murad di Sebastia (in lingua armena Սեբաստացի Մուրատ, in russo Мурад Себастаци) fedayyin del movimento di liberazione nazionale armeno all'interno dell'Impero Ottomano
Murad di Sebastia (in lingua armena Սեբաստացի Մուրատ, in russo Мурад Себастаци) fedayyin del movimento di liberazione nazionale armeno all’interno dell’Impero Ottomano

 

Figura di spicco della lotta armena ed eroe popolare nel vero significato del termine, fu Murad di Sebastia (1874-1918), modesto contadino autodidatta nato nei pressi di Sivas nella regione di Van (da cui il nome di battaglia Sebastatsi) che anni prima aveva preso le armi contro il dominio ottomano. Sebbene le autorità avessero promesso di non deportare la popolazione in caso di cattura sperando in una delazione, Murad sfuggì all’arresto dandosi alla macchia in zone isolate e alla fine del 1915 raggiunse le truppe russe. Nel frattempo aveva però seminato confusione nelle retrovie turche adottando efficaci tecniche di guerriglia: inoltre, pagando regolarmente nei villaggi i rifornimenti di cui aveva bisogno, aveva guadagnato alla causa intere vallate non sempre a maggioranza armena. «Le montagne – diceva – sono diventate la mia scuola e i miei compagni d’arme».

 

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