Privacy Policy
venerdì 20 Settembre 2019

Metà dei jihadisti europei
in Siria-Iraq sono francesi
Sale Isis declina al Qaeda

Metà dei jihadisti europei in Siria e Iraq sono francesi. Lo afferma un rapporto pubblicato dal Senato francese. Intanto, sempre più Califfato e sempre meno Al Qaeda. In questi mesi ISIS ha attirato a sé sempre più jihadisti anche europei strappati agli altri gruppi armati in Medio Oriente

Circa 1.500 i cittadini francesi che partecipano al jihad in Siria o in Iraq e sarebbero circa la metà dei combattenti di origine europea. Lo sostiene un rapporto del Senato francese secondo cui il numero totale di jihadisti risulta aumentato dell’84% rispetto al gennaio del 2014. I servizi segreti interni stanno seguendo circa 3mila persone sospettate di essere coinvolte nel reclutamento e nei combattimenti. Secondo il documento dei 1.432 cittadini coinvolti, sarebbero 413 quelli in zona di combattimento, fra loro 119 donne. Dei 1.500, 200 sarebbero tornati indietriìo e 85 sarebbero morti.

 

Miliziani di Al Qauda in Yemen che combattono accanto agli Houti
Miliziani di Al Qauda in Yemen che combattono accanto agli Houti

 

Per chi torna è probabile la galera. 152 islamisti radicali sono attualmente in carcere in Francia, di cui solo 22 con dei precedenti penali. Ma quanti sono i combattenti stranieri di ogni parte del mondo che operano con ISIS in Iraq e Siria, oggi? Più di ventimila il calcolo, il maggior numero di ‘volontari’ dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il totale dei militanti ISIS, fra stranieri e autoctoni è, secondo la Cia di 31.000, ma i Servizi russi parlano addirittura di 38.000 elementi. Hanno ragione tutti e due: differenza tra i militari fill time e i collaboratori dell’armata jihadista.

 

Intanto sul campo di battaglia viene affermata l’ascesa del Califfato e il declino di Al Qaeda. In questi mesi ISIS ha attirato a sé sempre più jihadisti strappati agli altri gruppi armati in Medio Oriente. Ed ecco che il Califfato Islamico che pareva una riedizione locale di Al Qaeda, ripulita dalla retorica anti-americana e dagli obiettivi simbolici parte di una strategia globale, si è rivelato essere molto di più. Lo Stato Islamico ha concentrato le proprie azioni tese innanzitutto a requisire più ricchezze possibili per finanziare la guerra. Conquista dei territori e dei beni in esso contenuti.

 

Un tempo Al Qaeda pagava molto bene i propri affiliati, fornendo sia alle cellule in sonno sia a quelle in attività sparse per il mondo, stipendi pari a quelli dei funzionari pubblici. Oggi tutto questo non esiste più con molti leader qaedisti morti o finiti in carcere. Mentre il Califfato resiste, controlla intere città e territori, offre a sua volta denaro e più ampie prospettive, e dispone delle più avanzate tecniche di comunicazione e propaganda e di armamenti piuttosto sofisticati. Dominando lo scontro con gli sciiti, inoltre, lo Stato Islamico ha di fatto indicato la strada della jihad al resto dei sunniti.

 

Miliziani di Jabhat Al Nusra, formazione salafita tra Isis e Al Qaeda
Miliziani di Jabhat Al Nusra, formazione salafita tra Isis e Al Qaeda

 

L’esempio principale di questa diaspora interna alla jihad è Jabhat Al Nusra, formazione salafita nata da una costola di Al Qaeda in Iraq per operare in Siria. Parliamo di un minimo di 15mila fino a 40mila unità combattenti. Numeri molto importanti. Nel 2013, Al Baghdadi aveva già tentato la fusione di ISI con Al Nusra ma i gruppi si sono più volte scontrati lasciando sul campo oltre 3.000 cadaveri dall’una e dall’altra parte. Ora si vocifera della creazione di un nuovo gruppo, alternativo sia ad Al Qaeda che a ISIS, finanziato dal Qatar e dai Paesi del golfo per la cosiddetta ‘Grande Siria.

 

Potrebbe piacerti anche