Tragedia armena e Turchia
Una guerra civile dentro
la I°guerra mondiale
e Papa Francesco

ANSA 16-4-2015. Il Parlamento europeo ha approvato per alzata di mano una risoluzione che riconosce il genocidio degli armeni, rende omaggio alle vittime, propone l’istituzione di una giornata europea del ricordo e deplora ogni tentativo di negazionismo. Un emendamento  elogia il messaggio di Papa Francesco.

La Turchia ha risposto con una nota del ministero degli esteri, in cui ‘respinge al mittente’ la mozione, ‘un esempio senza precedenti di incoerenza in tutti i suoi aspetti’. A rincarare la dose il premier turco Ahmet Davutoglu. Che ha accusato oggi il papa di aver aderito al ‘fronte del male’ contro la Turchia.

Peggio il presidente Erdogan. Gli oltre 100.000 armeni che lavorano in Turchia non sono cittadini turchi, ‘li potremmo espellere anche se ancora non lo abbiamo fatto’: lo ha detto il presidente turco citato da Zaman e Hurriyet. La minaccia di espulsione, nota Zaman, non è nuova: Erdogan l’aveva espressa già nel 2010.

 

 

Il difficile da comprendere per noi, in Turchia e chiaro a tutti, senza distinzioni tra ‘filo Erdogan’ e i laicissimi nel nome di Atarurk: ‘I fatti del 1915 si spiegano come una guerra civile all’interno della guerra mondiale’. E, affermano i turchi con buone fonti storiche, in quegli anni ‘persero la vita oltre 1 milione di musulmani tra turchi e curdi nei combattimenti tra comunità’. Gli armeni persecutori? Neppure il nazionalismo turco più acceso arriva a tanto. Sappiamo solo che nell’Anatolia orientale reparti di volontari e guerriglieri armeni combatterono con la armate zariste contro gli ottomani.

 

1915-16 Popolazione armana deportata

1915-16 Popolazione armana deportata

 

Poi servono decine di libri più o meno seriamente storici, e la prudenza nell’uso della parole. Fu guerra, fu tragedia, già si litiga sul numero delle vittime. Sin qui siamo nei fatti, ma, se quanto accaduto agli armeni in quegli anni maledetti fu genocidio, non è più storia, analisi dei fatti, ma giudizio, valutazione etica. Da Ankara ha cercato di dire questo anche il neo presidente turco ‘Ego Erdogan’, col solito ‘apeal’ dell’arrogante più antipatico dell’oriente vicino. Ora, per lungo periodo, relazioni tese tra il Vaticano e Ankara. E l’Italia è nel mezzo, riuscendo a contare decisamente poco.

 

‘Una nuova Lepanto’, secondo alcuni, che parlano di ‘uno scambio di bordate tra il papa e il sultano’. Una ‘battaglia navale’ iniziata in autunno quella tra Jorge Mario Bergoglio e Recep Tayyip Erdoğan, tra ‘Il monarca del bilocale da cinquanta metri quadri, emblema di una chiesa che esce da se stessa incontro al futuro’, e il presidente della ‘reggia repubblicana da mille stanze, simbolo di un impero che torna in possesso del suo passato, dopo l’eclissi laica e kemalista’. Bella letteratura, col dettaglio del Califfo, decisamente più vicino alla marcata identità islamica di Erdogan che al Papa crociato.

 

Una rottura non facile da sanare

Una rottura non facile da sanare

 

Sulla tragedia armena Papa Francesco ha dato soltanto voce alla parola scritta di Giovanni Paolo II, ma forse qualcuno aspettava il casus belli, l’occasione per una crisi formale con ambasciatori va e vieni. Chi ha detto di una ‘nuova Lepanto’ viaggia biblicamente verso le cime dell’Ararat, il monte del diluvio, un tempo Armenia e oggigiorno Turchia. Ma le tensioni si potevano scorgere sin da novembre a Istanbul, e poi Strasburgo. Fu allora la duplice omissione di un papa che in Europa non parlò di Turchia e in Turchia non parlò d’Europa. Archiviato ‘sine die’ l’ingresso del paese nell’Ue.

 

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