mercoledì 19 giugno 2019

Spese militari nel mondo
che fotografano le crisi
Follia da 1800 miliardi

Le spese militari mondiali inseguono le crisi ed un sali e scendi, un più o meno che si alternano con un irrilevante -0.4%. Un ‘nulla’ di sconto sulla cifra iperbolica di 1.800 miliardi di dollari: altro che fame nel mondo. Rapporto 2014 dello Stockholm International Peace Research Institute

Le spese militari mondiali sembrano diminuire, ma non consolano. L’inezia del meno 0.4 per cento rispetto alla mostruosa montagna di soldi buttati in armamenti sul pianeta. 1.800 miliardi di dollari nel 2014. Secondo il nuovo report dello Stockholm International Peace Research Institute, per il terzo anno consecutivo la spesa militare mondiale diminuisce grazie alle crisi economiche che hanno costretto a delle riduzioni gli Stati Uniti e l’Europa occidentale, mentre aumentano in Asia e Oceania, Medio Oriente, Europa orientale e Africa. Novità, la corsa agli armamenti di nuovi Paesi.

 

Leone marino pacifista su un sottomarino russo
Leone marino pacifista su un sottomarino russo

 

‘La spesa militare degli Stati Uniti è scesa del 6,5% e, in particolare, è diminuita del 20% rispetto al picco del 2010 -dettaglia Maurizio Simoncelli nel report di Archivio Disarmo sul tema- Ciò non toglie che l’attuale spesa militare statunitense sia il 45% in più rispetto al 2001, cioè di poco prima degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001’. Si potrebbe dire che siu diminuisce rispetto a follie precedenti. Mentre i nota un incremento significativo nelle spese militari di Cina, Russia e Arabia Saudita, quest’ultima con un clamoroso +17%, e il suo intervento nello Yemen spiega tutto.

 

Le foche rifiutano l'impoarco
Le foche rifiutano l’imbarco

 

Il conflitto in Ucraina ha spinto molti paesi dell’Europa centrale, baltici e nordici vicini alla Russia, ad aumentare la loro spesa militare. L’Ucraina ha aumentato la spesa di oltre il 20% prevedendone il raddoppio nel 2015. Al contrario, il bilancio militare russo iniziale 2015 è stato ridotto del 5% causa minori introiti per la caduta dei prezzi del petrolio. Nell’Europa occidentale scarso seguito alla richiesta statunitense nella Nato di destinare il 2% del PIL alle spese militari. Francia, Regno Unito, Italia e Spagna hanno introdotto nuove modeste riduzioni per il 2015. Germania in controtendenza.

 

 

Trichechi russi cercano di bloccare un sottomarino nucleare Usa
Trichechi russi cercano di bloccare un sottomarino nucleare Usa

 

La spesa militare in Asia e Oceania è aumentata del 5%, raggiungendo i 439 miliardi dollari, spesi soprattutto dalla Cina (+9,7%) con circa 216 miliardi dollari. Hanno aumentato la spesa le altre potenze economiche del Pacifico, l’Australia (+6,7%), la Corea del Sud (+2,3%), e l’India (+1,8%), mentre la spesa in Giappone è rimasta la stessa. Il Vietnam, le tensioni con la Cina per le dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale, ha aumentato la propria spesa del 9,6%. L’Indonesia, il più popoloso stato islamico nel mondo, ha interrotto la tendenza al rialzo con una riduzione del 10%.

 

Le prove della complicità di Putin
Le prove della complicità di Putin

 

Nell’America Latina, il Brasile l’ha leggermente diminuita, mentre ben maggiore è stata la contrazione in Venezuela (-34%). Il Messico, invece, l’ha incrementata dell’11% per combattere la guerra onterna contro il narcotraffico. Le spese militari in Africa sono aumentate del 5,9%, in particolare in Algeria e Angola, rispettivamente con 12% e 6,7%. Un quadro inquietante soprattutto rispetto all’area asiatica: le dispute nel Mar Cinese meridionale tra Pechino e Tokio, ma sopratutto rispetto alla sfida globale per la definizione dei nuovi equilibri internazionali tra Stati Uniti e Cina.

 

Potrebbe piacerti anche