domenica 25 Agosto 2019

Libero spot in libera tv
Rai senza canone
Mediaset senza speranze

Rai, pubblicità senza limiti ma con l’addio al canone. Tra le pieghe del disegno legge sulla Rai ‘La Stampa’ vede l’avvio del percorso che porterà all’abolizione del tetto di pubblicità e del canone. Dietro la proposta del Governo il futuro della raccolta pubblicitaria tra Rai Mediaset

«La nuova Rai», dice l’intestazione del disegno di legge pubblicato dal governo sul suo sito. Per ora si tratta ancora di un ‘disegno di legge’ in attesa del via libera dal ministero dell’economia ma, tra le pieghe del provvedimento, Francesco Maesano su La Stampa, già intravede un articolo che, enunciazione attuale, rappresenterebbe un terremoto nel sistema radiotelevisivo. Il punto sembra tutto tecnico, ma dietro c’è la sostanza vitale della raccolta pubblicitaria in un mercato falcidiato dalla crisi e per ora solo parzialmente intaccato dal web. La questione politico-culturale del duopolio Rai-Mediaset.

 

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‘Squadrando il documento -afferma Maesano- ci si accorge che alla lettera A) dell’articolo 5 si decide l’abolizione degli articoli 17 e 20 della legge Gasparri’. Semplificando i termini tecnici, via un pezzo della vecchia legge Mammì, che fissava un tetto alla pubblicità per la Rai che già godeva del finanziamento col canone. «La trasmissione di messaggi pubblicitari da parte della concessionaria pubblica non può eccedere il 4% dell’orario settimanale di programmazione ed il 12 per cento di ogni ora.. (eccetera)». Uno dei punti più controversi della legge approvata dal governo Craxi.

 

Se il disegno di legge di iniziativa governativa dovesse essere approvato così com’è, questi limiti di affollamento sparirebbero. Anche se resterebbero in piedi quelli previsti dal ‘Tusmar’, ‘Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radio’, ma sarebbe il primo passo di una deregolamentazione per la quale, solo da RaiUno, si stimano maggiori introiti per mezzo miliardo di euro l’anno. Risorse che, inevitabilmente, affluirebbero verso viale Mazzini togliendole ad altri precedenti destinatari. E in Italia non sono davvero molti. Una rivoluzione negli attuali equilibri del sistema non solo tv.

 

L’idea che da tempo affascina Palazzo Chigi è di arrivare ad un’abolizione del canone. Con poche opzioni alternative. O l’inserimento del canone nella fiscalità generale, a recuperare un tasso di evasione intorno al 30% a livello nazionale. Oppure la liberalizzazione del mercato pubblicitario, senza garanzie per alcuno: muoia Sansone e un bel po’ di Filistei. Con qualche ‘problemino’ politico legato alla contraddizione istituzionale antica Mediaset e Berlusconi-Forza Italia. Il disegno che verrà presentato nei prossimi giorni al Senato sembra scegliere quella strada, e ci sarà da ridere.

 

Suggerimento adeguatamente malizioso. Per capire qualcosa, ‘occorre utilizzare il grandangolo della politica per inquadrare la scelta del Governo in una partita più complessa, nella quale entra in gioco anche l’offerta di Ei Towers, controllata del gruppo Mediaset, per l’acquisto delle torri di RaiWay’. Offerta bloccata lunedì dalla Consob dopo che l’Ei Towers aveva abbassato il tiro dal 66,7% al 40%, nel tentativo di tenere in vita una operazione da subito apparsa illegittima, una forzatura oltre la quota azionaria limite fissata dal ministero dell’Economia. Prepotenza o malizia?

 

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Allora quell’offerta apparentemente provocatoria era sembrata a molti un tentativo di ‘inchiodare’ Renzi all’intesa con Berlusconi, a quella sintonia che sul metodo per l’elezione del Presidente della Repubblica s’era appena smarrita. Ora il Governo presenta un disegno di legge che potrebbe deviare verso la Rai parte dei ricavi dalla pubblicità finora appannaggio della concorrenza, Mediaset in testa. Quasi a smentire con un articolo di legge che la ‘clausola televisiva’ del patto del Nazareno sia mai esistita. Ecco i due siti governativi  http://goo.gl/SGdtZf   http://goo.gl/Oll5B5

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