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mercoledì 16 Ottobre 2019

C’ERA UNA VOLTA
Colonialismo e Africa
Lo sterminio degli Herero

L’Africa da cui tutto origina. Un capitolo poco noto dal libro nero del colonialismo: la rivolta degli Herero, popolo Bantù, dal 1904 al 1908. Non si trattò della consueta guerra coloniale o della repressione di una rivolta, ma di un vero e proprio genocidio, il primo del Novecento. E fu tedesco

Genocidio, parola che fa paura. In questi giorni 21 anni fa in Ruanda furono massacrati almeno 500 mila, un milione di Tutsi da parte degli Hutu. Genocidio nato da una divisione etnica figlia del dominio coloniale europeo, prima tedesco e poi belga. Il genocidio nelle dimensioni moderne nasce in Africa all’inizio del ‘900. Nel sud ovest viveva il popolo degli Herero, ma nel 1883 arrivano i tedeschi. E per la prima volta in Africa è sperimentata la ‘soluzione finale’ di un problema coloniale: lo sterminio di gran parte di una popolazione di colore. Quello degli Herero è il primo genocidio in assoluto, prima degli armeni, degli ebrei, dei cambogiani e dei Tutsi.

 

Gli herero prigionieri nei campi tedeschi. Razzismo e sterminio prima di Aushwitz
Gli herero prigionieri nei campi tedeschi. Razzismo e sterminio prima di  Auschwitz

 

Nell’attuale Namibia, all’epoca Africa tedesca del sud-ovest, la colonizzazione di marca teutonica fu selvaggia: i coloni si impossessavano brutalmente della terra dei nativi anche contro lo stesso parere delle autorità tedesche.

Nel gennaio 1904 Samuel Mahareru, capo degli herero che fino a quel momento si era dimostrato un fedele esecutore di ordini del governatore tedesco, fu spinto ad opporre resistenza e cominciò una lotta senza quartiere.

Una rivolta del tutto imprevista perché le stesse teorie razziste dei coloni avevano sottovaluto sistematicamente gli herero e la loro dignità di popolo.

 

Nei primi mesi della rivolta gli herero si riappropriarono di tutto il bestiame e delle proprietà tribali e non attaccarono mai città o caserme, ma si limitarono a devastare fattorie isolate o piccoli villaggi.

Contrariamente a quanto fu affermato in seguito, sembra che il capo Mahareru avesse realmente esortato i guerrieri a risparmiare donne e bambini: le prime vittime della rivolta furono quindi un centinaio di coloni tedeschi maschi adulti, ma ben presto il desiderio di vendetta si diffuse tra i coloni.

Le soluzioni prospettate a Berlino furono due: repressione e trattative dopo, come suggerivano i funzionari civili, o repressione militare pura e semplice, come indicato dallo stato maggiore. Prevalse la seconda soluzione e vi comparve accanto l’espressione «Vernichtung» (annientamento) dettata dallo stato maggiore che considerava gli herero come un esercito da annientare per ottenere la vittoria.

 

Lo stato maggiore tedesco con generale Lothar von Trotha
Lo stato maggiore tedesco con generale Lothar von Trotha

 

La scelta dell’imperatore per guidare l’esercito da inviare sul posto cadde sul generale Lothar von Trotha che si dice fosse stato caldamente raccomandato dal capo di stato maggiore von Schlieffen.

Von Trotha però aveva già un apprezzabile curriculum: nel 1896 aveva sedato con successo una rivolta più piccola nella colonia dell’Africa orientale tedesca ed aveva partecipato alla repressione della rivolta dei boxer in Cina seguendo scrupolosamente l’esortazione di Guglielmo II a «comportarsi come gli unni».

La sua filosofia era estremamente semplice: «Contro i non umani non si può condurre la guerra umanamente» e a questo principio si attenne con mostruosa coerenza.

Gli herero furono distrutti per prima cosa dalla potenza di fuoco delle armi occidentali, poi respinti verso il deserto dove – per maggior sicurezza – erano stati avvelenati i pozzi.

Donne e bambini e pochissimi sopravvissuti furono internati in campi dove morirono per malattia o denutrizione. In altre parole gli herero furono totalmente annientati come nazione.

 

Ilgenerale tedesco Lothar von Trotha
Ilgenerale tedesco Lothar von Trotha

 

Nonostante il numero delle vittime – tra gli ottanta e i centomila –, il genocidio degli herero rimase a lungo argomento di discussione accademica tra gli storici del colonialismo escludendo il grosso pubblico. Solo nel 2004 la Germania se ne assunse la completa responsabilità.

Da allora il genocidio africano è stato studiato con maggiore attenzione, soprattutto per capire se, tra la furia dell’esercito di von Trotha e il rullo compressore nazista sull’Europa occupata, si potessero individuare delle relazioni.

Particolarmente inquietante a questo proposito si è rivelata l’ipotesi di uno studioso americano che avrebbe rintracciato ufficiali di stato maggiore di von Trotha operanti in Turchia all’epoca del genocidio armeno.

 

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