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domenica 15 Settembre 2019

Libia macello del bengodi
per i trafficanti d’ armi
Sveliamo qualche segreto

Nonostante l’embargo deciso dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU alla Libia, le milizie del generale Haftar continuano a ricevere armi dall’Europa. In prima fila società serbe e bielorusse nella classica ‘triangolazione’ con finto destinatario finale. Ovviamente chi vende sa bene a chi sono destinare

Ordigni per tutti e per ogni esigenza. Chi arma gli jihadisti, chi le forze anti jihad. Chi lo fa per guadagno politico, chi lo fa direttamente per soldi. A beneficiare delle maggior parte delle forniture ‘commerciali’, secondo un recente rapporto presentato da un gruppo di esperti della missione Onu in Libia sembra sia soprattutto l’esercito ‘regolare’ libico guidato dal generale Khalifa Haftar, detto da molti non amici, il ‘prossimo Gheddafi’. Armi per la battaglia contro i gruppi islamisti a Tripoli, Bengasi e nelle aree costiere della Cirenaica, assieme agli alleati di Zintan fedeli al governo Al Thinni.

 

libya-armi per terra sito

 

Secondo Rocco Belantone (LookNews), l’esercito libico del generale Khalifa Haftar si avvale di regolari forniture di armi inviate da due società nel vecchio continente, la serba ‘Slobodan Tesic’ (più probabilmente una società di Slobodan Tesic) e la bielorussa ‘Beltechexport’ (Beltech). Serbi e bielorussi sarebbero in affari con gli uomini di Haftar da quasi un anno. Ad avviare i primi contatti in Libia è stata Tesic che ha sfruttato le conoscenze nella ex Jugoslavia di militari libici, che si erano formati nelle accademie di Belgrado e oggi al vertice dell’esercito dell’ intelligence con Haftar.

 

Sempre le stesse anonime ‘fonti accreditate’ hanno rivelato inoltre che prima di trovare l’accordo con il Generale, fino alla metà del 2014 Tesic forniva armi agli islamisti di Tripoli. Le armi non soffrono di ideologia. ‘Il loro uomo di riferimento in Libia era Khaled Al-Sharif, ex vice ministro della Difesa del governo islamista di Tripoli ed ex numero due del Gruppo Combattente Islamico Libico guidato da Abdelhakim Belhadj’, precisa Rocco Belantone. Era con Al-Sharif che Tesic concordava l’arrivo delle spedizioni all’aeroporto di Tripoli, ora controllato dalle milizie di Alba Libica.

 

Tesic (società/persona)sarebbe riuscita/o a muoversi indisturbata nel mercato libico, passando con disinvoltura da un offerente all’altro, dopo che nel 2013 era stato revocato il divieto dalle Nazioni Unite di viaggiare nel Paese. La partnership con Beltech, società leader nell’export di armamenti in Bielorussia, è collaudata. Tesic riceverebbe le armi Beltech attraverso una controllata registrata a Cipro, la Charso Limited, fondata nel 2012. In Libia i carichi atterrano nell’aeroporto di Labraq (Haftar), e in quello di Ghadames (Zintan). Spedizioni con la RubyStar Airlines, affiliata Beltech.

 

I dettagli sono quasi da spionaggio. Per i trasporti viene utilizzato un aereo Ilyushin 76. Nel tragitto tra la Bielorussia e la Libia, l’aereo fa scalo all’aeroporto di Lipsia, in Germania, dove si trovano strutture della Nato, anche se ipotizzare un qualche collegamento tra l’Alleanza atlantica e la società bielorussa appare eccessivo. Beltech, così come Tesic, ha facilità di spostamento tra l’Europa e il Nord Africa. Posto sotto sanzioni dall’Ue, il suo direttore Alexandre Peftiev può muoversi dalla fine del 2014, come gli altri vertici della società, a cui sono state revocate le restrizioni il mese scorso.

 

Tesic e Beltech ovviamente -altra ‘fonte accreditata’- non sono le uniche società di armamenti che hanno trovato un accordo con Haftar. In prima linea, come detto, ci sono Egitto (che ha fornito al generale elicotteri Mi-8 e molto probabilmente anche mezzi corazzati) e gli Emirati Arabi. Senza dimenticare la Russia, che ha fornito alla Bielorussia caccia Sukhoi Su-27 tanto richiesti e utili ad Haftar. Abbastanza inutile stupirsi di quanto raccontato sopra visto che ogni embargo sulle armi imposto dall’Onu o da chiunque altro, trova avversari e inganni per violare regole come da manuale

 

libia armi militare esamina sito

 

Pro memoria utile: Gheddafi non era ancora morto quando un giornalista italiano mise piede nel suo bunker e scrisse: ‘Nelle stanze adibite ad arsenali militari ci sono le casse intatte e migliaia di foderi tra pistole calibro 9 e fucili mitragliatori, tutti rigorosamente marca Beretta. Non è più un segreto per nessuno ma in Parlamento tutto tace. I servizi segreti controllano e riferiscono a Palazzo Chigi. Poi il governo forse dimentica di riferire. Più che parlamento sovrano pare un parlamento distratto.

Sulla materia, utile documentazione su  http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2685

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