Privacy Policy Falkland/Malvinas al bis? L'arcipelago dei pinguini che nasconde il petrolio -
domenica 8 Dicembre 2019

Falkland/Malvinas al bis?
L’arcipelago dei pinguini
che nasconde il petrolio

Gas, orgoglio patriottico e fuga di notizie. La scoperta di nuovi pozzi di idrocarburi al largo dell’arcipelago nell’Atlantico meridionale ha innescato nuove tensioni tra Argentina e Regno Unito. La disputa sulle Isole Falkland/Malvinas tra i governi di Buenos Aires e Londra ora puzza di petrolio

Più che un caso diplomatico sembra una barzelletta. Per un errore di codifica, l’intero sistema di difesa britannico delle Isole Falkland è stato pubblicato su internet, creando una falla nella difesa dell’arcipelago a poco più di mille chilometri dalle coste argentine la cui sovranità è reclamata da Buenos Aires. Un documento che descrive l’esatta collocazione di postazioni militari, la consistenza del cemento delle difese, le coordinate di caserme e depositi munizioni. ‘Un manuale per la perfetta invasione’, lo definisce Daily Mirror, leggibile on line sul sito del ministero della Difesa britannico.

 

PINGUINI MAPPA 600

 

Accade a soli dieci giorni dalla notizia che l’Argentina starebbe ‘pensando’ ad una nuova invasione dell’arcipelago, dove è stato recentemente individuato un consistente giacimento di petrolio e di gas naturale. Già, la partita post-coloniale sui resti dei possedimenti imperiali britannici e spagnoli, ora puzza di petrolio. L’ennesimo capitolo del contenzioso ha avuto inizio lo scorso 2 aprile, quando le società energetiche britanniche Premier Oil, Rockhopper Exploration e Falkland Oil & Gas hanno annunciato la scoperta di petrolio e gas in uno dei pozzi del giacimento offshore a nord delle Isole.

 

Come prevedibile, l’Argentina ha reagito alla notizia rivendicando i diritti di esplorazione al largo delle Isole. Affermazioni rispedite al mittente dalla Gran Bretagna, che fa valere il risultato del referendum sulla sovranità delle Falkland del 2013, concluso con un plebiscito a favore di Londra. Argentina e Regno Unito sono tornate a litigare sulla questione nel 2010, alle prime scoperte di idrocarburi in queste acque. La disputa Falkland/Malvinas dura da oltre in secolo. Il Regno Unito le governa dal 1833. L’Argentina le rivendica come eredità dall’ex impero spagnolo cui appartenevano

 

Pinguini xcortello Malvinaws

 

Ma l’episodio chiave nella memoria di molti di noi avviene 150 anni dopo: guerra lampo del 1982. L’esercito argentino invade l’arcipelago ma la ‘dama di ferro’ britannica Margaret Thatcher invia una task force a difesa dell’arcipelago. Il conflitto dura 45 giorni e si conclude con la sconfitta degli argentini. Il bilancio è di quasi mille morti, tra cui 700 militari argentini, 255 soldati britannici e tre abitanti delle Isole. Nelle Falkland vivono circa tremila persone, di cui 1250 sono militari, e mezzo milione di pecore. Ora si parla di miliardi di sterline e rendere redditizio il dominio sulle Falkland.

 

Ed dieci giorni fa il governo Cameron ha annunciato uno stanziamento di 280 milioni di euro per potenziare in 10 anni le difese dell’arcipelago da ‘qualsiasi possibile minaccia’. Ma la partita militare si complica con le recenti tensioni con Mosca sull’Ucraina. Quei 12 bombardieri a lungo raggio Sukhoi che la Russia sembra aver concesso in leasing all’Argentina in cambio di forniture alimentari (e qui c’entra l’embargo Ue). L’asse Mosca- Buenos Aires preoccupa Londra, soprattutto perché i russi chiedono a Londra ‘perché vale il referendum nelle Folkland e non quello in Crimea?’.

 

L'esplosione sulla corazzata argentina Belgrano poi affodata
L’esplosione sulla corazzata argentina Belgrano poi affodata

 

Sul fronte opposto la presidente argentina Cristina Kirchner ha rispolverato i vecchi dissapori a fare leva sull’orgoglio nazionale utile a distrarre dalla drammatica crisi economica del Paese. Il 2 aprile, trentatreesimo anniversario dell’occupazione argentina della Malvinas la Kirchner ha annunciato la desecretazione dei documenti sul conflitto. Buenos Aires chiede la fine di una ‘situazione coloniale che va avanti da 182 anni’. La Gran Bretagna deve negoziare, come stabilito dall’Onu più di 50 anni fa e ripetuto da 40 risoluzioni dall’Assemblea generale e dal suo Comitato per la decolonizzazione’.

 

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