sabato 20 luglio 2019

Alla Diaz furono torture
che l’Italia non ha punito
L’Europa condanna l’Italia

Quanto compiuto dalle forze di polizia nell’irruzione alla Diaz il luglio 2001 ‘deve essere qualificato come tortura’. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia per quanto fatto a uno dei manifestanti e perché non ha leggi che puniscono la tortura

Quanto compiuto dalle forze di polizia italiane nell’irruzione alla scuola Diaz di Genova il 21 luglio 2001 “deve essere qualificato come tortura”. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura. La Corte s’è pronunciata sulla base del ricorso presentato a Strasburgo da Arnaldo Cestaro, una delle vittime che all’epoca dei fatti aveva 62 anni, anche lui quella notte fu brutalmente picchiato dalle forze di polizia mal comandate e inferocite.

 

A Carabiniere in a Land Rover points a gun at a protester with   a fire extinquisher into their vehicle
A Carabiniere in a Land Rover points a gun at a protester with a fire extinquisher into their vehicle

 

Nel ricorso, l’uomo afferma che quella notte subì tali percosse da dover essere operato, e da subire ancora oggi ripercussioni per alcune delle percosse subite. Cestaro, rappresentato dall’avvocato Nicolò Paoletti, sostiene che le persone colpevoli di quanto ha subito sarebbero dovute essere punite adeguatamente ma che questo non è mai accaduto perché le leggi italiane non prevedono il reato di tortura o reati altrettanto gravi. Oggi i giudici della Corte europea dei diritti umani gli hanno dato pienamente ragione. Una sentenza importante per il diritto che impone qualche riflessione alla politica.

 

I magistrato europei infatti, non solo hanno riconosciuto che il trattamento inflitto a Cestaro come purtroppo e decine e decida di altri cittadini nella stessa circostanza deve essere considerato come “tortura”, ma nella sentenza sono andati oltre, sostenendo che se i responsabili non sono mai stati puniti, è soprattutto a causa dell’inadeguatezza delle leggi italiane, che quindi devono essere cambiate. Inoltre la Corte ritiene che la mancanza di determinati reati non permette allo Stato di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da parte delle cosiddette forze dell’ordine.

 

I fatti della scuola Diaz sono avvenuti durante lo svolgimento del G8 di Genova nel 2001. La sera del 21 luglio 2001 nelle scuole Diaz, Pertini e Pascoli, diventate sede del coordinamento del Genoa Social Forum, fecero irruzione i Reparti mobili della Polizia di alcuni reparti di Carabinieri. Furono fermati 93 attivisti e furono portati in ospedale 61 feriti, dei quali 3 in prognosi riservata e uno in coma. Finirono sotto accusa 125 poliziotti, compresi dirigenti e capisquadra, per quello che fu definito un pestaggio da “macelleria messicana”. Ma durante il G8 accaddero molti altri fatti gravi.

 

Un giovane militante del Genoa Social Forum ferito durante l'irruzione nella scuola Diaz
Un giovane militante del Genoa Social Forum ferito durante l’irruzione nella scuola Diaz

 

Nelle manifestazioni dei movimenti no-global e le associazioni pacifiste vi furono numerosi scontri con le forze di polizia. Durante uno di questi fu ucciso Carlo Giuliani. Nei sei anni successivi, lo Stato italiano subì alcune condanne in sede civile per gli abusi commessi dalle forze di polizia. Circa 250 dei procedimenti, originati da denunce nei confronti di esponenti delle forze dell’ordine per lesioni, furono archiviati a causa dell’impossibilità di identificare personalmente gli agenti responsabili. La magistratura, pur non potendo perseguire i colpevoli, ritenne in molti casi avvenuti i reati contestati.

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