Sette anni dopo il terremoto dell’Aquila la memoria corre inevitabilmente ai capi di governo che si sono succeduti (da Berlusconi a Monti, Letta, Renzi) a garantire tempi rapidi di ricostruzione, eccetera. Certamente qualcosa è stato fatto, ma sono i tempi a lasciare perplessi, soprattutto per quello che il Bastian contrario teme che continuerà ad accadere. Probabilmente non è un problema dei più o meno cattivi presidenti del Consiglio, ma del nostro Stato. Dell’Italia. C’è un dato agghiacciante: tra leggi, leggine, delibere nei primi 4 anni post terremoto sono stati prodotti 1109 (millecentonove) pacchetti di regole. Il decreto Monti, per esempio, era di 139 pagine più gli allegati. Forse il problema è quello che è diventato lo Stato italiano.
Sei anni dopo il terremoto del 1976 in Friuli (il triplo dei morti aquilani, 45 comuni rasi al suolo, quaranta gravemente danneggiati, centomila sfollati) la ricostruzione era stata completata. Perché nulla del genere avviene per L’Aquila ? Il Bastian teme che lo Stato con la esse maiuscola abbia una grave malattia, che può essere letale: non c’è più la “catena di comando” (in cui ogni anello è direttamente e riconoscibilmente responsabile) ma tante catenelle agganciate ciascuna a ogni anello della catena “vera”, con una moltiplicazione delle responsabilità che –alla fine- portano a una irresponsabilità generale, in cui non sai più a chi dare la colpa: al Tar, al pretore, al sindaco, alle commissioni che sovrintendono alle gare di appalto, eccetera eccetera.
Da non perdere, per chi può, il festival internazionale di Street Art dal 29 maggio per abbellire Gemona del Friuli, ricostruita dopo il terremoto del 1976.
Luca Odevaine, giovanotto di 58 anni, è stato definito come grande esperto dell’immigrazione e dei problemi conseguenti; già capo di gabinetto a Roma con Veltroni sindaco, poi capo della polizia provinciale con Zingaretti presidente della Provincia, quindi coordinatore al ministero dell’Interno per l’accoglimento delle richieste di visto d’ingresso in Italia. Ora è stato chiamato come consulente del consorzio di Comuni che deve gestire il centro rifugiati più grande d’Europa a Cara Mineo, in Sicilia. Il consulente viene subito dopo assunto come dipendente dal consorzio stesso. Strano, no?
Il lettore di Remocontro certamente non si sorprende, film come questi ne abbiamo purtroppo visti tanti. Il problema di Cara Mineo è che ci sono tanti ma tanti appalti da fare, appalti che però hanno meccanismi tecnici in contrasto con il codice degli appalti e con i principi di concorrenza, Tutto bloccato, ora. Peccato che non fosse stato letto il rapporto degli ispettori del Tesoro inviati dalla Ragioneria centrale dello Stato per verificare i conti del Comune di Roma dove operavano alcune cooperative tutt’ora sotto inchiesta. Una vecchia storia, per cui di parlò di Mafia Capitale, ricordate? E lui, Odevaine, c’era e c’è.
Forse non tutti gli amici di Remocontro sanno che il leader greco Tsipras ha un problema in casa: l’estrema sinistra di Syriza, ovviamente più a sinistra di Tsipras, che gliene sta combinando tutte per impedire un accordo con l’Europa. La parola d’ordine è: i debiti non si pagano. Punto. Si sta verificando in Grecia una curiosa alleanza de facto tra l’estrema sinistra e l’estrema destra (quella che non vuole pagare le tasse, come prima). E a Tsipras tocca andare a Mosca, da Putin, a chiedere qualcosa. A mano tesa.