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mercoledì 16 Ottobre 2019

C’ERA UNA VOLTA
Crimini e menzogne
America in tecnicolor
150 dopo la guerra civile

La Pasqua in quel 1865 sarebbe caduta il 16, mentre l’atto di resa dei Confederali, i Sudisti, agli Stati Uniti di Abraham Lincoln, i nordisti, gli ‘yankee’, fu firmato il 9 aprile di 150 anni fa esatti. Come per la storia del West, la memoria popolare costruita dal cinema a coprire orrori folli

150 anni fa, ma a noi non interessa oggi l’imminente a ricorrenza. Da qualche settimana ci stiamo occupando di crimini di guerra. E da quanto ci racconta Giovanni Punzo, pare che nessuno sia riuscito ad inventare malvagità molto nuove. Con uno spazio di sorriso -una curiosità- per noi italiani che riuscimmo a dividerci anche nella guerra civile americana: i garibaldini a fianco di Lincoln, i borbonici sotto le insegne del generale Lee. E Garibaldi? Rischiò seriamente di essere nominato generalissimo delle Giubbe Blu.

 

La creazione della leggenda che falsa la storia attraverso il cinema
La creazione della leggenda che falsa la storia attraverso il cinema

 

Dopo la guerra civile americana si svolse il primo processo in senso moderno per crimini di guerra: Heinrich Hartmann Wirz (1822-1865), comandante sudista del campo di prigionia di Andersonville (Camp Sumter), ritenuto responsabile da un tribunale militare dell’Unione della morte di quasi tredicimila prigionieri nordisti, fu condannato nel novembre 1865 e impiccato. Nel dibattimento emersero tutti i comportamenti tipici e contraddittori di questi procedimenti: l’imputato come porta come scusante l’esecuzione di ordini e l’accusa ne chiese la condanna in base al semplice fatto che esercitava il comando. In un certo senso fu un’anteprima di Norimberga, dopo una guerra civile che aveva contrapposto però cittadini di uno stesso stato.

 

Andersonville (Camp Sumter), il carnaio, ler tende, le latrine e cielo aperto
Andersonville (Camp Sumter), il carnaio, ler tende, le latrine e cielo aperto

 

L’aspetto più contraddittorio è rappresentato forse dalla figura stessa dell’imputato: Henry Wirz infatti era nato in Svizzera ed emigrato negli Stati Uniti all’età di ventisette anni per fare il medico e lo aveva fatto fino allo scoppio della guerra, tra l’apprezzamento e la stima dalla popolazione di una cittadina del Kentucky dove esercitava. In guerra si era comportato con valore e, dopo una grave ferita al braccio, aveva dovuto ritirarsi dal servizio attivo. Poiché oltre al tedesco e all’inglese parlava altre lingue, fu incaricato di recare documenti diplomatici della Confederazione in Europa. Al ritorno nel luglio 1864 gli fu affidato il comando del campo situato nella contea di Andersonville in Georgia.

 

Foto dell'impiccagione del criminale di guerra Wirz, e anche qui un falso sulla sfondo della foto
Foto dell’impiccagione del criminale di guerra Wirz, e anche qui un falso sulla sfondo della foto

 

Wirz, come fu accertato durante il processo, aveva più volte segnalato la situazione drammatica senza ricevere risposta. I prigionieri erano ammassati allo scoperto in un recinto esteso meno di un chilometro quadrato circondato da pali alti cinque metri: privi di baracche o altre coperture, non disponevano di un numero di tende sufficienti a ricoverare i malati. Assente ogni forma di assistenza sanitaria e inesistente il rifornimento alimentare: dei circa 45.000 prigionieri transitati per Andersonville ne morirono 13.000 per denutrizione e malattia. Anche il tentativo fatto da Wirz di liberare sulla parola cinque prigionieri per chiedere aiuto al comando del generale Sherman si rivelò vano per il rifiuto del generale.

 

La preparazione del paribolo con nitido sullo sfondi il Campidoglio di Ashington, nella foto precedente 'sfumato'
La preparazione del paribolo con nitido sullo sfondi il Campidoglio di Ashington, nella foto precedente ‘sfumato’

 

A nulla valsero altri tentativi di scambi di prigionieri perché dall’aprile 1864 al gennaio 1865 il generale Ulysses Grant aveva sospeso ogni forma di scambio o di liberazione sulla parola. La Confederazione si rifiutava infatti di ammettere i soldati di colore agli scambi sostenendo che in maggior parte si trattava di schiavi fuggiti. Poiché il numero di prigionieri in mano ai nordisti era molto superiore, il blocco delle trattative divenne uno strumento per continuare ad esercitare la massima pressione sulla Confederazione. Solo molto tempo dopo la fine della guerra le statistiche rivelarono che il tasso di mortalità dei prigionieri in mano ai sudisti era stato superiore al 15%, mentre di quelli più numerosi in mano ai nordisti del 12%.

 

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