domenica 25 Agosto 2019

Prima sparano le armi
poi dilaniano le mine

Il 4 aprile è la Giornata Internazionale dell’ONU per la sensibilizzazione sulle Mine. Un arma quella che, diversamente da altre armi, continua ad uccidere dopo la fine dei conflitti anche senza l’ azione umana necessaria invece a premere il grilletto e sparare. Milioni di mine a fare deserto

L’arma più vigliacca che esiste. Intento perché si nasconde e colpisce a tradimento, poi perché sceglie come bersaglio la popolazione civile (79%) e in particolare i minori (46%). Ed interi territori fertili sono resi incoltivabili, impraticabili, uguali al deserto. Nel 2013 (l’anno più recente delle rilevazioni), secondo vari studi internazionali, il numero delle vittime causato dalle mine, dalle cluster bombs e da altri ordigni inesplosi ha raggiunto il numero più basso dal 1999: 3.308 morti, con una riduzione del 24% rispetto alle 4.325 del 2012, nonché un terzo di quelle del 1999 (che erano circa 25 al giorno).

 

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Pare essere l’effetto positivo del ‘Trattato di Ottawa’ sulle mine, a cui aderiscono 162 Stati. Va detto che almeno nove stati non aderenti, di cui sei produttori di mine, hanno firmato moratorie in materia di esportazione di mine antiuomo: Cina, Corea del Sud, gli Stati Uniti, India, Israele, Kazakistan, Pakistan, Russia e Singapore. Prima del Trattato di Ottawa, più di 50 stati tra quelli erano potenziali produttori di mine. Attualmente, solo 11 sono identificati come produttori di mine antiuomo: Cina, Corea del Nord, Corea del Sud, Cuba, India, Iran, Myanmar, Pakistan, Russia, Singapore e Vietnam.

 

Gli Stati Uniti, precisa Maurizio Simoncelli, Vicepresidente dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo, ‘dopo la loro dichiarazione del 2014 non vengono più considerati produttori di mine, avendo annunciato una politica che vieta la produzione o l’acquisto di mine antipersona. La produzione di mine rimane in soli quattro paesi: Corea del Sud, India, Myanmar, Pakistan. L’Italia, che era uno dei principali produttori, dopo aver firmato il Trattato, ha reso operativo al Ministero degli Affari Esteri un ‘Comitato interministeriale per lo sminamento umanitario’, per farsi perdonare.

 

Sminamento di un campo in Cambogia
Sminamento di un campo in Cambogia

 

In realtà il contributo italiano all’opera di bonifica in numerosi paesi è stato molto impegnativo grazie ai reparti del Genio: in Afghanistan, Bosnia, Etiopia, Yemen, Angola, Azerbaijan, Ciad, Laos, Mozambico, Sri Lanka, Sudan ed altri. Risultati positivi grazie anche alle pressioni della società civile sui temi della pace e del disarmo che, negli anni ’90 è riuscita a imporre la questione a livello politico internazionale sino ad arrivare al Trattato di Ottawa, che nel corso degli anni ha prodotto risultati positivi crescenti nel tempo. La coincidenza non la Pasqua dei credenti, sottolinea la Missione Mine’.

 

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