martedì 16 luglio 2019

Sul nucleare iraniano
tante fobie interessate
e ora l’atomica saudita

Nucleare, Iran: ingerenze e ‘voci’. Alla vigilia della scadenza del termine per l’accordo sul nucleare, il New York Times attribuisce ai funzionari iraniani lo stop a uno degli elementi critici dell’accordo: il trasferimento in Russia del proprio combustibile nucleare. Voci e ipotesi interessate

Voci maliziose e forzature a fini politici interni contro Teheran nella partita di fede islamica tra sunniti e sciiti. Stretta finale per l’accordo sul nucleare iraniano. L’intesa tra le potenze occidentali e Teheran pare vicina e in queste ore si sta trattando freneticamente. Non è un caso che il segretario di Stato americano John Kerry ha annullato il suo rientro negli Usa per restare a Losanna a trattare. Così come restano i ministri degli Esteri iraniano, tedesco e francese. Sconfitta dei falchi a livello planetario: il premier israeliano Netanyahu ha ribadito il rifiuto di Israele di una possibile intesa.

 

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L’esclusiva dell’arma atomica israeliana in Medio Oriente, pare non essere il solo problema in campo nel sempre più caotico e contraddittorio scenario mediorientale con tanti fronti di guerra aperti. Isis, Siria, Iraq, Yemen, ad alleanza variabili tra Stati Uniti e mondo arabo sunnita e/o sciita. La stampa israeliana scrive che le forze armate di Israele e i suoi servizi segreti hanno già avuto ordine di organizzarsi per far fronte alla nuova situazione e per poter neutralizzare quella minaccia in qualsiasi momento’. Un Iran sulla soglia del nucleare fa paura a molti e insospettati protagonisti.

 

E in questo mondo impazzito, l’Arabia Saudita è pronta a ricorrere a ‘qualsiasi misura necessaria’ -inclusa la possibile costruzione di armi nucleari- per mantenersi al sicuro dall’Iran ‘protagonista di negoziati con le potenze occidentali sul suo programma nucleare’. Asse sauditi, Israele, congressisti repubblicani Usa. L’ambasciatore saudita negli Stati Uniti, Adel Al-Jubeir, ha detto che Riad non scenderà a compromessi su due fronti: ‘La nostra fede e la nostra sicurezza’. Nel nome di Dio, della Patria e del petrolio. Comunque Riad meno intransigente di Tel Aviv attende chiarimenti da Obama.

 

Il diplomatico ha dato voce a chi denuncia l’interferenza dell’Iran negli affari di Paesi nella regione come Iraq, Siria, Libano, Yemen. Nessun accenno alle contraddizioni saudite e di altri regni sunniti nella creazione e sostegno al Califfato terrorista di al Baghdadi. Nel frattempo, mentre la guerra all’Isis langue, il regno saudita accentua l’attacco contro i ribelli sciiti nello Yemen. ‘Proteggeremo lo Yemen e il suo ‘legittimo’ governo e faremo il necessario per garantire che i ribelli Houthi non prendano il controllo della nazione’. Invasione di terra possibile? ‘Vedremo’. Cioè, troppo rischioso.

 

Missile saudita in grado di lanciare ordigni atomici
Missile saudita in grado di lanciare ordigni atomici

 

L’assurdo anche nominale della situazione strategica nucleare nell’area ha altri aspetti decisamente minacciosi. Come è noto Riad ha finanziato lo sviluppo del programma nucleare pakistano e sembra abbia un accordo con Islamabad per la cessione di testate in caso di necessità. Personale pakistano opererebbe da tempo nella base missilistica saudita di al-Watan (a sud della capitale) che ospita in silos i vettori cinesi DF 3 in fase di sostituzione con i più moderni DF-21 in grado di lanciare testate atomiche. Di quelle basterà comprane un mazzo e in Medio Oriente sarà la pace eterna.

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