lunedì 18 febbraio 2019

Terrorismo-avventurismo
e la guerra Annunziata?

Lo sbigottimento, il lutto, perché no la paura su cosa aspetta il mondo. Poi ci sono le persone delle certezza, delle decisioni ‘irrevocabili’ e risolutive verso l’azione di forza. Accade in Italia dove sparare cavolate è più facile che sparare cannonate. A voi la generalessa Lucia Annunziata

Lucia Annunziata sull’Uffington Post: «Si dice Tunisia, oggi, ma si deve intendere Libia. Sullo sfondo dell’attacco terroristico in Tunisia si apre infatti lo scenario di un’ accelerazione di un intervento in Libia. È una conclusione intuitiva, un passo logico inevitabile [.] Se questi terroristi sono già arrivati in città di stati ben più pacifici, come la Tunisia, è evidente che l’ora X per la Libia è arrivata. [.] non esiste nessun luogo esente dal dominio dell’Isis [.] stabilizzare, la Libia, arrivare cioè a un intervento che permetta di fermare il caos di quel paese… », conclude l’Annunziata con l’elmetto.

 

Tunisia 1 800

 

‘Elmetto e fucile’, scrive con decisa ironia un mio amico che di mestiere fa il magistrato in Corte di Cassazione. Che strumentalmente confessa, ‘non ho capito cosa esattamente si andrebbe (si andrà, temo) a fare in Libia: esiste un piano strategico oppure si farà come gli USA in Iraq e i franco-britannici con Gheddafi? e chi ci dice che non resteremo impantanati (meglio: insabbiati) a combattere un nemico sfuggente che può nascondersi ovunque ? L’Italia coloniale per avere ragione della guerriglia in Libia usò i gas ed i campi di sterminio e ci mise venti anni. Auguri ai nuovi Graziani’.

 

Eppure la generale Annunziata insiste e dà l’intervento italiano in Libia già praticamente deciso. «Onu, Europa e Italia stanno già mettendo insieme il puzzle di un intervento in Libia. [.] La visita a Roma di Bernardino Leon l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia; l’intervista al Corriere [.] del nuovo Capo di Stato Maggiore del nostro esercito in cui dichiarava che le truppe son “pronte”, cioè addestrate, per un eventuale compito in Libia. Infine la visita italiana [.] del segretario dell’Onu Ban Ki-moon che ha visto il presidente della Repubblica Mattarella, il Premier Renzi, e il ministro Gentiloni.

 

Nell’elenco manca la ministra Pinotti che sta forse facendo i conti dei suoi 5 mila ‘commandos’ che basterebbero per pacificare la Libia e scacciare i feroci jiadisti tagliagole. L’esempio citato dalla generale Annunziata è la missione a comando italiano in Libano. Con un piccolo dettaglio. Giù in Libano, 2006, quando Israele bombardava, non c’erano soldati italiani arbitri. Io c’ero (la mia ultima guerra vera) e ho visto la resistenza dei libanesi e dei gruppi armati hezbolla’h che alla fine sono riusciti a infliggere la prima sconfitta di fatto alla potenza militare di Israele. La missione Onu a pace fatta.

 

In un coro di donne, più interessante l’analisi di Giuliana Sgrena, che di sequestri e terrorismo ne sa più di tutti noi. «Non è bastata una rivoluzione che ha abbattuto una dittatura aprendo le porte a un processo democratico, dove si sono confrontate forze laiche e islamiste, per sventare le velleità del terrorismo globalizzato. [.] La grande pressione sulla Tunisia arriva dalla Libia e non solo per le ondate di profughi [.] il passaggio dei jihadisti di Ansar al Charia che in Libia hanno la base per la Siria. [.] In Libia, sabato scorso è rimasto ucciso Ahmed Rouissi [.] uno dei terroristi tunisini più pericolosi».

 

Cronaca e analisi da Giuliana Sgrena: «Il terrorismo globalizzato non conosce frontiere e colpendo la Tunisia mira a far fallire l’unica rivoluzione che finora ha avuto un esito positivo con l’avvio di un processo di democratizzazione che peraltro non ha escluso gli islamisti. [.] proprio dalla Tunisia sono partiti migliaia di jihadisti che sono andati a combattere in Siria con il fronte al Nusra o in Iraq con lo Stato islamico. I tunisini [.] sono così diventati il maggiore supporto dei terroristi in Siria. [.] La proclamazione del califfato a Derna, in Libia, ha evidentemente spinto i jihadisti tunisini all’azione».

 

Tunisi 2 600

 

Ultima voce al femminile di oggi (salvo quella baritonale del magistrato anonimo di cui sopra) è quella della ministra Pinotti a cui pare abbiano fortemente consigliato parsimonia nelle dichiarazioni. Ed ecco la sua presenza sulla drammatica vicenda tunisina testimoniata da un suo necessariamente sintetico ‘Twiitt’. «  @robertapinotti #Tunisi Seguiamo con attenzione sviluppi vile attentato. Italia farà propria parte. Cordoglio per le vittime e ferma condanna ». Quindi, Difesa in allerta, pronta a partire: ‘L’Italia farà la sua parte’ dice la ministra alla guerriera Annunziata con fucile ed  elmetto.

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