lunedì 17 giugno 2019

Incauta ministra tunisina
che decantava all’Italia
la sicurezza di casa

Le incaute parole del ministro tunisino. Forse sfortuna, forse un eccesso di spavalderia: appena cinque giorni prima del blitz terroristico al Parlamento e al museo Bardo, il ministro del Turismo tunisino, la signora Selma Ellouni Rekik dichiarava all’ ANSA, ‘La Tunisia è un Paese sicuro’.

Sfortuna certamente, condita però con un eccesso di spavalderia decisamente fuori luogo come i fatti hanno poi drammaticamente dimostrato. Appena cinque giorni prima del blitz terroristico al Parlamento e al museo Bardo di Tunisi applaudito dallo Stato Islamico, una dichiarazione della ministro del Turismo tunisino, Selma Ellouni Rekik all’agenzia ANSA. «La Tunisia è un Paese sicuro che può essere visitato tranquillamente». Messaggio rassicurante e promozionale che il ministro lancia ai visitatori stranieri a inizio stagione, smentendo notizie allarmistiche e certi video.

 

a ministro del Turismo tunisino, Selma Ellouni Rekik
a ministro del Turismo tunisino, Selma Ellouni Rekik

 

«Certamente la situazione in Libia non ci aiuta, come avviene sempre quando ci sono problemi in Paesi vicini, ma le nostre frontiere sono assolutamente impermeabili a qualunque tentativo di infiltrazione. Non c’è nessun problema di sicurezza in Tunisia. Tutto sotto controllo». Affermazioni eccessive per un Paese che se da un lato è l’unico Stato arabo ad aver saputo gestire in senso democratico ed economicamente costruttivo la sua ‘primavera’, dall’altro ha al suo interno almeno due gruppi di miliziani/terroristi jihadisti attivi e combattivi da cui provengono forse gli attentatori.

 

Il terrorismo casereccio: Ansar al Sharia e il battaglione Uqba Ibn Nafi, membro di al-Qaeda nel Maghreb Islamico che hanno aderito allo Stato Islamico. Negli ultimi anni almeno 3mila volontari tunisini avrebbero ingrossato i gruppi jihadisti in Siria. Qualche settimana fa, era stato il premier libico riconosciuto in Occidente, Abdallah Al Thani a lanciare l’allarme sul pericolo che il contagio jihadista potesse colpire la Tunisia: «Sono decine i membri dell’Isis e di Boko Haram che, dopo aver raggiunto i gruppi terroristici presenti nel mio Paese sono già sconfinati in Tunisia». Erano avvertiti.

 

Il turismo, attività chiave della Tunisia, colpita al cuore
Il turismo, attività chiave della Tunisia, colpita al cuore

 

L’allarme, successivo alla decisione del governo algerino di schierare decine di tiratori al confine con la Tunisia, cadde nel vuoto. In realtà sono mesi che nella provincia ribelle di Kasserine operano gruppi fondamentalisti locali che attaccano postazioni militari, case di parlamentari,e gestiscono un lucroso mercato per il passaggio di armi e anche droga dalla Libia all’Algeria fino al nord del Mali. Quello che appare chiaro però è che la montuosa Tunisia occidentale, secondo tutti i report delle intelligence mediorientali, è diventata la nuova porta di ingresso del contagio jihadista sul Mediterraneo.

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