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mercoledì 16 Ottobre 2019

In Israele voto avvelenato
Netanyahu all’ultra destra
«niente Stato palestinese»

Oggi sei milioni di elettori alle urne per 120 seggi della Knesset, 25 i partiti in lizza, ma la partita elettorale classica è tra destra e centrosinistra: il premier uscente Netanyahu e i laburisti di Herzog. Nei sondaggi distacco di 4 seggi a favore di Herzog (24/25) contro Netanyahu (20/21)

Bibi Netanyahu, sente odore di sconfitta, e tira fuori tutto il repertorio nazionalista caro alla destra più reazionaria. E promette il peggio. ‘L’unità di Gerusalemme sarà mantenuta in tutte le sue parti e si continuerà a costruire e fortificare la città per impedire ogni futura divisione’. Ma c’è di peggio, e Bibi dichiara guerra al mondo. Se rivincerà le elezioni si opporrà alla nascita dello Stato palestinese nonostante le pressioni internazionali su Israele che chiedono ‘il ritorno ai confini del ’67 e la divisione di Gerusalemme’. Ipotesi di uno stato ‘ebraico’ e palestinesi senza identità e pochi diritti.

 

I due principali contendenti
I due principali contendenti

 

È dunque un momento di passaggio per Israele dove forse la politica aggressiva della paura sta per essere sconfitta. Quasi 6 milioni gli israeliani al voto. In lizza ci sono 25 partiti, ma le liste che possono superare la soglia elettorale di sbarramento al 3,25% sono, secondo i sondaggi, ben 11. Da attribuire i 120 seggi della Knesset, unica rappresentanza parlamentare del paese. In corsa per il governo del Paese due forze: il Likud del premier Netanyahu da 9 anni al potere, e ‘Campo sionista’, alleanza di centrosinistra formata da Isaac Herzog, laburista, e da Tizpi Livni, dei centristi.

 

Gli ultimi sondaggi danno un distacco di circa 4 seggi a favore di ‘Campo sionista’ (24/25) contro il Likud (20/21). Ed ecco che decisivo per le future coalizioni di governo diventa il terzo partito nei sondaggi: con circa 13 seggi la ‘Lista araba unita’ -prima volta nella storia di Israele- guidata da Ayman Odeh. Subito dopo, a 12 seggi i centristi di ‘Yesh Atid’ (C’è speranza) dell’ex ministro delle Finanze Yair Lapid, seguiti da ‘Focolare ebraico’ – destra nazionalista religiosa vicina al movimento dei coloni – di Naftali Bennett. Poi le liste dei religiosi, molta altra destra e un po’ di sinistra sinistra.

 

Partita sostanzialmente aperta. I sondaggi -abbiamo visto- danno il centrosinistra di Herzog e Tzipi Livni in vantaggio e il premier uscente ha provato a recuperare terreno rivolgendosi all’elettorato di destra. Netanyahu è convinto che convincendo i suoi elettori tradizionali a non disertare le urne riuscirà a farcela ad evitare la sconfitta. Herzog gioca tutt’altra partita: «Sarò il presidente di tutti, ebrei ed arabi, drusi e circassi, poveri e ricchi, abitanti delle città e delle periferie». Unità e solidarietà, lo slogan per strappare elettorato centrista e conservatore, scontento del premier uscente.

 

Manifestazione degli ebrei ultraortodossi
Manifestazione degli ebrei ultraortodossi

 

Decisivo il partito arabo. Per la prima volta la minoranza araba (20% della popolazione, di cui solo il 15% ha il diritto di voto) si presenterà con un’unica lista. Secondo i sondaggi, la Lista Araba Unita eleggerà fino a 15 parlamentari. Una rappresentanza così ampia potrebbe diventare la stampella per un governo di centrosinistra. Tra la popolazione araba israeliana c’è però un movimento che chiede il boicottaggio delle elezioni. ‘Non si può fare un governo tra occupanti e occupati’, oppure, ‘Farsi eleggere alla Knesset vuol dire legittimare l’occupazione israeliana della Palestina’.

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