I cinque maggiori esportatori nel 2010-14 sono gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, la Germania e la Francia, mentre i cinque maggiori importatori sono stati India, Arabia Saudita, Cina, Emirati Arabi Uniti e Pakistan. L’export statunitense dei maggiori sistemi d’arma diretto a 94 Paesi acquirenti è incrementato del 23% negli ultimi 5 anni rispetto al quinquennio precedente. Quello cinese è cresciuto del 143%. Pechino passa infatti dal 3 a 5% delle esportazioni mondiali. Anche Mosca ha aumentato il suo export del 37 % fornendo armi a 56 stati. Le esportazioni tedesche dei maggiori sistemi d’arma, sono invece diminuite del 43%, inviandole a 55 stati.
É interessante rilevare che l’Italia si piazza all’ottavo posto a livello mondiale prima di Ucraina e Israele, esportando a Emirati Arabi Uniti (9% del suo export totale), India (9%) e Turchia (7%). L’Italia si segnala per l’accresciuto export di UAV, gli ormai famosi droni. Le esportazioni italiane nel quinquennio sono cresciute di oltre il 30%. Si è in attesa della relazione governativa sull’export militare italiano nel 2014, rileva il professor Maurizio Simoncelli, vicepresidente dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo. Relazione che a breve dovrebbe essere consegnata -stando alla legge 185 del 1990- al Parlamento italiano.
Nel corso degli anni questa relazione è diventata sempre meno trasparente e più opaca, mentre la rispondenza ai criteri fondanti la legge (non esportazioni a paesi in guerra, a dittature o in assenza di rispetto dei diritti umani) appare sempre meno stringente, come hanno dimostrato lo scorso anno la consegna dei caccia da addestramento e da bombardamento leggero M346 ad Israele, proprio all’inizio dell’ennesimo conflitto ‘Margine di protezione’ contro i palestinesi della Striscia di Gaza, o le forniture all’Arabia Saudita (48 contratti), agli Emirati Arabi Uniti (23 contratti) e all’Oman (8 contratti), noti per il loro decisamente scarso rispetto dei diritti umani.