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giovedì 17 Ottobre 2019

Turchia sempre meno laica
il messaggio di Ocalan
e il pasticcio Siria

La Turchia sempre meno laica di Erdogan cerca un riavvicinamento col Consiglio di Cooperazione del Golfo dopo le tensioni per la crisi siriana nel 2011. Sulla Siria resta aperto l’equivoco anche col Pkk curdo di Ocanal dopo gli ostacoli di Ankara a Kobane. Se Erdogan vuole i voti curdi a giugno…

Ocalan in tv dalla galera

Diretta televisiva turca per il detenuto Abdullah Ocalan, leader del Pkk curdo. Dal carcere di Imrali dove Ocalan è rinchiuso dal 1999, il detenuto chiede al suo partito, fuorilegge in Turchia, un Congresso per il disarmo e verso una pace con Ankara. Verso la fine di un conflitto con più di 40 mila morti?

In Turchia non molti anni fa chiamavano i curdi, ‘Turchi delle montagne’, a negarne una loro identità etnico culturale. Ora che Ocalan, il nemico storico che è ancora oggi guida spirituale dell’indipendentismo curdo in Turchia offre l’armistizio verso la pace, Ankara sembra distratta.

Più attenta al riavvicinamento con la petromonarchie del Consiglio di Cooperazione del Golfo dopo le tensioni provocate della crisi siriana nel 2011, piuttosto che alle decisioni curde attese nel prossimo congresso.

 

Ocalan nella sua diretta tv dal carcere
Ocalan nella sua diretta tv dal carcere

 

Erdogan Fratello Musulmano

È dall’inizio delle rivolte arabe del 2010-2011, che il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan si è avvicinato ai Fratelli Musulmani contando sui loro successi in Tunisia, Egitto e Marocco e ai significativi risultati elettorali in Algeria, Giordania e Libia.

Il Presidente Erdogan era confortato anche dai ritrovati buoni rapporti con l’Egitto con l’Arabia Saudita e gli Emirati, in particolare con il Qatar.

La caduta dei Fratelli Musulmani in Egitto con il colpo di Stato del 3 luglio 2014, l’arresto del Presidente Morsi e di tutta la leadership del Partito/movimento dichiarato ‘terrorista’ e il successivo indebolimento della Confraternita in Tunisia, Algeria e Giordania hanno isolato la Turchia.

 

Asse sunnita e petromonarchie

Nei giorni immediatamente successivi alle dichiarazioni di Ocalan, Erdogan si era recato in Arabia Saudita dal nuovo re, Salman, che condivide l’aggressiva politica turca nei confronti di Siria e Iran, esponenti della ‘mezzaluna sciita’ assieme ad Iraq, Libano e alle formazioni ‘Palestinian Islamic Jihad’ e ‘Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.

L’ Asse sunnita, con epicentro nel Consiglio di Cooperazione del Golfo conta sulla rinnovata convergenza di correnti e istituzioni wahabite contro l’Iran e alleati, e su un esercito super-armato.

Riyadh ha ripreso i rapporti con l’Egitto, che supporta a livello politico, economico e di sicurezza, e ha interesse a trovare nella Turchia un altro partner invece di un avversario.

Subito dopo la visita del Presidente turco in Arabia Saudita, l’Emiro del Qatar Khalifa al-Thani ha incontrato Erdogan ad Ankara. Rinnovata la stretta alleanza con la Turchia sul conflitto siriano e le rivolte arabe e il sostegno alle formazioni di opposizione alla Siria.

 

Erdogan incede tra gli armigeri dell'Impero Ottomano
Erdogan incede tra gli armigeri dell’Impero Ottomano

 

Erdogan, i curdi e la Siria

Ma i curdi, specie quelli del Pkk, non perdonano ad Ankara il mancato sostegno e l’ostilità durante la loro lotta contro l’Islamic State of Iraq and Sham, poi sconfitto nell’assedio di Kobane.

Mentre i militanti dell’Unità di Protezione Popolare, braccio armato del Partito democratico Unito, a Kobane erano impegnati contro Isis, i carri armati turchi sostavano lungo la linea di confine senza intervenire e anzi impedivano ai curdi iracheni di raggiungere i compagni in battaglia.

L’Esercito turco ha attaccato più volte la popolazione curda lungo il confine per consentire il transito di militanti e armi dell’Isis.

Ma quello che i curdi non dimenticheranno mai è l’assassinio delle tre attiviste a Parigi nel 2013. Per quel delitto i francesi arrestarono Omer Guley, interprete e autista e infiltrato nel movimento che avrebbe operato su mandato dell’intelligence turca legata a Fetullah Gulen.

La frattura insanabile tra Erdogan e Gulen nel 2014 non cambia la posizione curda ed Erdogan, se vorrà una parte dei voti curdi nelle elezioni di giugno dovrà offrire tangibili riconoscimenti dei diritti curdi.

 

Aldo Madia

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