La memoria del Bastian contrario vacilla: ricorda le agitazioni studentesche del ’68, la prima occupazione di una università in Italia (era la Cattolica, novembre 1967), il biennio studentesco prima dei Settanta. Adesso il Bastian scopre che c’è un giovanotto, Danilo Lampis, che ha la qualifica di “coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti” (sigla finora sconosciuta, sarebbe interessante conoscere da chi è stato eletto, dove e quando), ma soprattutto scopre che questo signore probabilmente non sa di che parla quando afferma che “nonostante la scarsissima (parole di Lampis!) partecipazione degli studenti alla consultazione, vogliono calarci dall’alto una riforma che in buona parte risponde alle esigenze dell’impresa e dei poteri forti del Paese”. Parole sue, del coordinatore nazionale, manco fosse il Mario Capanna che occupò (insieme ad alcune migliaia di studenti) la Cattolica.
Manifestazioni a Milano (dove è stato detto –oltre a inveire contro l’Expo- che la mobilitazione era anche contro l’Unione europea che ha condotto l’intero popolo greco alla fame – ma leggete ragazzi, prima di sostenere queste minchiate: in Grecia erano e ci sono, tutt’ora non “tosati”, industriali, banchieri e armatori ultraricchi ) e a Roma, Napoli, Genova. Le cronache riportano che in totale si è trattato di poche migliaia di manifestanti ovviamente tutti contro il governo. Mah, forse c’è qualcosa che non convince le fatidiche masse (anche quando sono striminzite).
Non solo loro: anche il paradiso dell’intellighenzia ce l’ha con l’uomo solo al comando. Contemporaneamente sono scesi in campo tre delle cosiddette “prime firme” della storia del giornalismo italiano: Piero Ostellino (finalmente approdato a casa, a Il Giornale, che certamente è nelle sue corde, altro che il Corriere della Sera!); Giampaolo Pansa che su Libero scrive che Palazzo Chigi ormai assomiglia sempre più al Cremlino; Eugenio Scalfari che su Repubblica definisce quello di Renzi una “democratura” (ma copia da Lucio Caracciolo, che così aveva definito il regime di Putin, copiando però anche lui dal grande Predrag Matvejevic). Se questi sono i fatidici opinion makers, siamo a posto.
Daniele Protti