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martedì 15 Ottobre 2019

Nel Kosovo della miseria
gli arruolamenti dell’Isis
30 mila euro per la jihad

Tra i 20 e i 30 mila euro. E’ quanto viene offerto ai giovani disoccupati kosovari per sposare la causa dello Stato Islamico e andare a combattere in Siria e Iraq. A sostenerlo è il segretario della comunità islamica in Kosovo Resul Rexhepi, citato dal quotidiano di Pristina Bota sot. Allarme

Nel Kosovo reso indipendente dalla Serbia con l’intervento militare della Nato nel 1999, oggi il salario medio nel Paese non ancora riconosciuto a livello Onu, non supera i 200 euro mensili e la disoccupazione giovanile si attesta al 55%: una situazione questa nella quale l’estremismo islamico ha facilmente attecchito, attirando un gran numero di adepti. Lo denuncia Resul Rexhepi, segretario della comunità musulmana ed ex premier del primo governo dalla indipendenza. A creare allarme tra le forze Nato (molti gli italiani) che presidiano il territorio, la frase sul ‘gran numero di adepti’.

 

L'antica moschea monumentale di Prizren
L’antica moschea monumentale di Prizren

 

I circa due milioni di abitanti del Kosovo proclamatosi indipendente dalla Serbia il 17 febbraio 2008, sono a larghissima maggioranza -più del 90%- di etnia albanese e di religione musulmana. Un Paese in bilico con parti del territorio ancora separate e in conflitto tra loro, in particolare la città di Kosovska Mitrovica abitata da kosovari serbi. Negli ultimi mesi in Kosovo si registra un esodo di massa, con decine di migliaia di persone che lasciano il Paese alla ricerca di lavoro e migliori condizioni di vita in stati Ue del nord Europa, a cominciare da Austria, Germania, Svezia e Francia.

 

Immagini kosovare che si ripetono oggi altrove
Una chiesa fatta esplodere. Immagini kosovare che si ripetono oggi altrove

 

L’allarme jihad era già scattato nell’agosto scorso. Più di 40 persone arrestate in tutto il Kosovo per il reclutamento di combattenti per Isis e al-Nusra. Tutte le maggiori città del Kosovo e i relativi centri islamici coinvolti: Prizren, Pristine, Ferizaj, Gjilan, Peje e Mitrovica. Individuate circa 60 sedi dedite al reclutamento e confiscato esplosivi, armi e munizioni. Furono arrestati allora anche due Imam. Fu allora che la polizia locale rese noti i dati secondo cui ben 16 tra tutti i kosovari che operavano nel territorio della Siria e Iraq, erano rimasti uccisi. Un’avventura decisamente rischiosa.

 

Father Sava Janjic stands in front of the 14th century Decani Orthodox monastery,
Father Sava Janjic stands in front of the 14th century Decani Orthodox monastery,

 

Due mesi dopo, in ottobre, erano comparse delle scritte all’interno del monastero medievale di Visoki Dečani, tra cui il messaggio “il califfato è in arrivo,” e acronimi dello Stato Islamico assieme a quelli, dell’ Esercito di Liberazione del Kosovo, l’UCK. Vandalismo di minorenni come sostenne allora il governo di Pristina o segnale di grave allarme come sostenuto al parlamento di Belgrado? Secondo valutazioni della vecchia polizia jugo/serba, negli ultimi 20 anni quelle aree sono diventate una roccaforte della Jihad dove l’Islam radicale sarebbe predicato in diverse decine di moschee.

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