Privacy Policy Nemtsov-Russia in giallo Tra killer e complotti le trame possibili -
sabato 7 Dicembre 2019

Nemtsov-Russia in giallo
Tra killer e complotti
le trame possibili

L’arresto dei presunti killer dell’oppositore Nemtsov non chiariscono il mistero. Sei ceceni coinvolti tra esecutori materiali, vari complici, un suicida e un reo confesso. Oltre all’improbabile ipotesi di una trama islamica resta il mistero sui mandanti e il bersaglio finale dell’omicidio

Il Caucaso dei misteri e del sangue: presunti killer di fede islamica, il clan che diventa complice, un suicida con bomba a mano, un improbabile reo confesso. Giallo assoluto. C’è la capitale cecena Grozny che dal nome propone avventura, ma a rendere tutto più intrigante, molti degli arresti sono avvenuti nella Repubblica d’Inguscezia, Paese che a sua volta evoca misteri. Per non parlare dei nomi degli arrestati: Dadayev, Gubashev, Bakhayev; ‘yev’ o ‘shev’ finali è Cecenia pura. In più tutti questi nomi erano noti alle forze di sicurezza russe, in bilico tra islamismo e criminalità organizzata.

 

La scena del delitto sullo sfondo del Cremlino
La scena del delitto sullo sfondo del Cremlino

 

Oltre gli scenari alla ‘Spectre’ che vorrebbero gli indagati ceceni informatori o infiltrati dell’FSB, il servizio segreto russo, le ipotesi sull’omicidio si limitano sostanzialmente a due. 1) Il movente dell’ islamismo radicale. 2) l’omicidio su commissione. La prima ipotesi è ritenuta poco credibile. Perché l’estremismo juhadista avrebbe dovuto scegliere proprio Boris Nemtsov come bersaglio? Molto più reale al momento l’omicidio su commissione, anche se manca l’indicazione sul mandante. Ma è lo stesso bersaglio reale ad essere in discussione. Nemtsov sacrificato per colpire politicamente altri?

 

La seconda ipotesi è decisamente più credibile della prima anche se, abbiamo visto, mancano due elementi chiave, il mandante e l’obiettivo finale della trama. Ovviamente sono in molti a ricordare l’omicidio della giornalista Anna Politkovskaya. Anche allora furono arrestati dei colpevoli, senza però un mandante. Me restiamo al nodo centrale del ‘giallo’: il povero Nemtsov come bersaglio finale o vittima sacrificale di una trama? In ambedue i casi, è sempre un solo nome che ritorna: Putin ipotetico mandante di un ‘delitto di Stato’ o Putin bersaglio finale di un complotto tutto interno.

 

Sull’ipotesi delitto di Stato ci prova da Kiev Poroshenko con un improbabile Nemtsov pronto a svelare le prove del coinvolgimento delle forze armate russe in Ucraina. Fantapolitica. Come non appare credibile un Putin che al massimo del suo consenso interno abbia voluto liberarsi di un piccolo oppositore in casa. Resta la trama ‘contro’. Vladimir Putin vorrebbe mantenere il potere fino al 2018 se non fino al 2024, un tempo troppo lungo per molti oligarchi colpiti dalle sanzioni e per tutti i concorrenti dell’attuale presidente che rischia di cancellare un’intera generazione politica.

 

Nemtsov un oppositore irrilevante rispetto a nemici veri
Nemtsov un oppositore irrilevante rispetto a nemici veri

 

Infine l’ipotesi di una trama esterna come seguito della rivolta di ‘Euromaidan’. Il Cremlino nel dire sull’omicidio usa la parola ‘Provocazione’, che usa per indicare azioni per destabilizzare il Paese. Da Soros alle lobby delle armi statunitensi con l’accompagnamento di Casa Bianca e Cia, sarebbero per il Cremlino i responsabili della strategia che punta a modificare i confini orientali d’Europa. Ed ecco il neo espansionismo Nato, le paure dei nani baltici e della Polonia, le sanzioni internazionali e la inconsistenza politico diplomatica dell’Unione europea che sulla partita Ucraina è da sempre a rimorchio.

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