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mercoledì 16 Ottobre 2019

Paura Isis nel mondo: mitomani e minacce. Obama vero bersaglio?

La notizia di nuove minacce a Barack Obama da parte di un presunto affiliato all’Isis, un americano di 20 anni, Christopher Lee Cornell. Michele Marsonet esercita la ‘virtù del dubbio’ sull’attentatore e sul bersaglio, analizzando l’ incerto atteggiamento del Presidente Usa nei confronti di Isis

Alcuni quotidiani e parecchi siti internet italiani e stranieri riportano la notizia di nuove minacce a Barack Obama da parte di un presunto affiliato all’Isis. Sono state formulate da un americano di 20 anni, Christopher Lee Cornell.

Il giovane, nato a Cincinnati nell’Ohio e convertito all’Islam, è ora rinchiuso in una prigione del Kentucky con l’accusa di aver progettato un attacco al Campidoglio di Washington. E’ stato arrestato nello scorso mese di gennaio dal FBI, che già lo teneva sotto controllo, appena uscito da un negozio d’armi dove aveva acquistato due fucili d’assalto con relative munizioni.

Dal carcere in cui attualmente si trova il detenuto – stranamente – è addirittura riuscito a chiamare un’emittente TV locale facendosi intervistare. Quando il giornalista gli ha chiesto che cosa avrebbe voluto fare se non fosse stato arrestato, Christopher Lee Cornell ha risposto senza esitazione alcuna.

La sua intenzione, ha detto, era innanzitutto quella di uccidere il Presidente Obama con una pallottola in testa. Poi, come se non bastasse, avrebbe cercato di colpire senatori e membri della Camera dei rappresentanti USA. E, buon ultimo, avrebbe pure attaccato l’ambasciata di Israele nella capitale americana.

 

Obama a Roma
Obama a Roma e il carabiniere

 

Dalle scarne notizie che si hanno è difficile stabilire il grado di pericolosità del soggetto in questione. Tanto più che, da un carcere che si presume sia di massima sicurezza, ha potuto mettersi in contatto con una stazione televisiva apparentemente senza problemi.

Vorrei quindi commentare la notizia in modo ironico, sperando di non offendere la sensibilità dei lettori. Il presunto terrorista, nell’elencare gli obiettivi che aveva in mente di colpire, ha dato assoluta priorità a Obama sostenendo che è lui il vero terrorista avendo ordinato all’aviazione americana di bombardare le posizioni del califfato in Siria e in Irak.

E a questo punto mi vien da sorridere. Se c’è qualcuno incerto nell’atteggiamento da tenere nei confronti dello Stato islamico, questi è proprio l’attuale Presidente degli Stati Uniti. In un primo tempo sembrava volesse eliminare Assad sostenendo che in quel modo l’avanzata dell’Isis sarebbe stata arginata. Strano, ma vero.

Poi è parzialmente ritornato sui suoi passi lasciando intendere che, in fondo, il dittatore siriano avrebbe potuto essere utile ai fini dello stesso obiettivo sopra menzionato, e cioè arginare i successi militari dei miliziani jihadisti.

 

Obama in Vaticano e le guardie svizzere
Obama in Vaticano e le guardie svizzere

 

Attualmente non si capisce bene cos’abbia in animo di fare, forse perché è concentrato sull’Ucraina. I raid aerei sono meno efficaci di quanto si pensava e i successi vanno caso mai attribuiti all’abilità bellica dei curdi e alla presenza – soprattutto in Iraq – dei pasdaran iraniani.

In realtà il comportamento americano nei confronti dell’Isis è quanto meno ambiguo, forse a causa del modo in cui il califfato è nato. Hillary Clinton si è lasciata sfuggire, non molto tempo fa, un’ammissione inquietante. L’ex Segretario di Stato, in sostanza, ha detto che gli USA hanno una buona parte di responsabilità nella vicenda. Volevano promuovere un’efficace formazione armata in funzione anti-Assad, salvo poi accorgersi che la situazione era ben presto “sfuggita di mano” a Washington.

Portando sino in fondo l’ironia, si potrebbe allora dire al detenuto Christopher Lee Cornell di lasciar perdere. Se vuole che il gruppo cui afferma di essere affiliato continui a prosperare e a mietere successi, è meglio che Barack Obama resti al suo posto. La presenza di un Presidente così alla Casa Bianca è, dal punto di vista del califfato, una vera garanzia.

 

Michele Marsonet

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