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domenica 15 Settembre 2019

C’ERA UNA VOLTA
I Freikorps del Baltico
precursori del nazismo

Fine della Grande Guerra sul Baltico, estoni, lettoni e lituani, tedeschi e polacchi, russi bianchi e bolscevichi si contendono quel pezzo di impero zarista. In prima linea ci sono i Freikorps, ex combattenti. I reduci del Baltico e dell’Alta Slesia che si arruoleranno poi nelle SA hitleriane

Dopo la Grande Guerra non fu solo l’Ucraina a diventare terreno di scontro tra rossi e bianchi, ma per anni anche la zona oggi corrispondente più o meno alle repubbliche baltiche e a parte della Polonia nord-orientale fu teatro di un conflitto provocato dal vuoto di potere della scomparsa dell’impero russo. Nemmeno la Finlandia si sottrasse a una vasta guerra civile nei primi sei mesi del 1918. Poi toccò a estoni, lettoni e lituani, tedeschi e polacchi, russi bianchi e bolscevichi affrontarsi per il possesso dei territori. Poiché non si trattò di scontri tra eserciti regolari, il coinvolgimento della popolazione civile fu sistematico e sanguinoso.

 

Da sinistra, Kurt Daluege,_Heinrich_Himmler,_Ernst_Röhm capo delle SA
Da sinistra, Kurt Daluege,_Heinrich_Himmler,_Ernst_Röhm capo delle SA

 

A parte le altre formazioni eterogenee di diverse nazionalità coinvolte, i veri protagonisti del periodo furono i Freikorps, unità tedesche di volontari il cui nocciolo era costituito da ex combattenti, categoria che dopo la guerra era numerosa e alla ricerca di occupazione. Di fatto assolsero in parte quei compiti che la Germania -priva di forze armate o impossibilitata dalle condizioni dell’armistizio o dalla pace di Versailles- non poteva eseguire direttamente o sostenere ufficialmente.

Ad appartenenti ai Freikorps è da ricondurre ad esempio l’assassinio di Rosa Luxemburg, sebbene manchino a tutt’oggi prove dirette. In parecchi casi però i Freikorps andarono oltre disobbedendo alle disposizioni del governo di Weimar o ribellandosi apertamente, come avvenne nel caso del tentato putsch di Kapp (1920, da non confondersi con il putsch di Monaco del 1923, al quale prese parte Adolf Hitler).

 

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Una parte di queste vicende è raccontata in un romanzo autobiografico (I proscritti) scritto da Ernst von Salomon (1902-1972), diciassettenne all’epoca, che aveva raggiunto il Baltico dopo i primi passi nella repressione del moto spartachista a Berlino. Al ritorno von Salomon tornò a combattere in Alta Slesia dove Germania e Polonia si contendevano il possesso della regione; dopo l’organizzazione dell’attentato a Walter Rathenau (1922), ministro degli esteri della repubblica di Weimar, fu processato e condannato uscendo dal carcere nel 1928.

 

Anche se von Salomon non aderì in seguito al nazismo -nel senso che non ricoprì mai ruoli ufficiali, ma anzi fu sempre guardato con un certo sospetto- la stragrande maggioranza dei reduci del Baltico o dell’Alta Slesia però lo fece, arruolandosi in buona parte alle SA, le famigerate ‘Camice brune’ di Röhm: intimidazioni e minacce, pestaggi, scontri di strada, incendi a sedi di partiti o edifici pubblici furono più o meno le attività principali fino alla grande epurazione del 1934 decisa da Hitler e Himmler.

Il libro inquietante di von Salomon -come scrisse Giaime Pintor- descrive «la natura essenzialmente vulcanica del sottosuolo d’Europa» da cui è sorto il nazismo e pare oggi che sul Baltico se ne rintracci ancora l’eredità dispersa.

 

Giovanni Punzo

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