domenica 25 Agosto 2019

Bullismo a scuola
I docenti si difendono
dagli articoli di giornale

Qualche giorno fa sulle colonne di alcuni giornali viene denunciato un presunto caso di bullismo e omofobia a danno di uno studente del Liceo Gassman di Roma. Sulla faccenda sta indagando la Procura della capitale. I docenti si difendono: “I giornali ci attaccano ingiustamente. Siamo offesi. La nostra scuola è esempio di inclusione e accoglienza”. […]

Qualche giorno fa sulle colonne di alcuni giornali viene denunciato un presunto caso di bullismo e omofobia a danno di uno studente del Liceo Gassman di Roma. Sulla faccenda sta indagando la Procura della capitale. I docenti si difendono: “I giornali ci attaccano ingiustamente. Siamo offesi. La nostra scuola è esempio di inclusione e accoglienza”. RemoContro ha ricevuto una lettera aperta e ne pubblica il testo integralmente.

 

È con tutta l’amarezza e l’indignazione che i docenti del Liceo Gassman esprimono totale disappunto sui fatti che in questi giorni hanno visto la scuola e le migliori energie dell’Istituto sotto i riflettori della stampa nazionale in merito ad un episodio di presunta intolleranza e bullismo omofobico accaduto nel maggio 2014.

 

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Una campagna mediatica virale, su cui farà luce la magistratura, che restituisce da un lato l’immagine di un istituto colpevole di promuovere la cultura del rispetto delle differenze e del rifiuto delle discriminazioni, e dall’altro di un corpo docente assolutamente incapace di azioni educative coerenti a sostegno del pluralismo, l’integrità e la dignità.

 

I media non risparmiano nemmeno l’attuale dirigente dell’istituto, la professoressa Maria Vittoria Serru che apprende dai giornali di essere oggetto di indagine della magistratura per fatti che non la riguardano: vittima anch’essa della benché minima conoscenza della deontologia giornalistica e dell’effetto spettacolarizzante di certa carta stampata, la dirigente -in servizio presso il Gassman dal 1 settembre 2014- al tempo dei fatti dirigeva di fatto un altro Istituto fuori Roma.

 

Ora senza entrare nel merito dei punti di forza dell’attività progettuale della scuola e di ciascun docente -caratterizzate dall’inclusione, dall’accoglienza ai bisogni speciali, alla lotta all’omofobia e al bullismo- tutti noi siamo consapevoli e ben preparati rispetto ad un bacino d’utenza complesso, variegato che si attesta nelle abilità di base, dispersione e disagio a livelli bassi rispetto alla media regionale, del centro sud e nazionale!

 

Dati importanti che rendono urgente un lavoro puntuale non solo sul piano dell’innovazione della metodologia didattica e della creatività –spesso modellate da molteplici spinte intrinseche- ma soprattutto delle buone pratiche e della gestione dei conflitti. Ecco perché noi docenti tutti siamo profondamente offesi da ciò che sta circolando sul web e carta stampata, appunto l’immagine di una scuola che non ci rappresenta nella modalità in cui gestisce i conflitti. Saremmo docenti ottusi assolutamente inadeguati a percepire l’interazione tra differenze e significati fertili, produttori di senso, pedagogicamente rilevanti.

 

«Luca ti odiamo», insulti in chat Bullismo omofobo al Gassman… è la sintesi con cui titola uno dei tanti quotidiani nazionali… parole che pesano come un macigno sulle nostre coscienze e sulla professionalità della scuola!

 

È per questo che forse vale la pena ribadire che il liceo Gasssman non è solo un’istituzione sociale dove si acquisiscono crediti da spendere come i numeri al lotto per un esame finale che somma punteggi… la nostra scuola è soprattutto un luogo di accoglienza e inclusione dove ciascuno possa sentirsi accettato, responsabilizzato e considerato come “persona”.

 

Un luogo dove è fondamentale sperimentare costantemente strategie per far “innamorare” gli studenti del sapere, unica via percorribile per far lievitare orizzonti culturali, sociali ed umani.
Un percorso che vede insegnanti e studenti guardare nella stessa direzione – perché sappiamo che da soli non si va da nessuna parte – verso un’idea di scuola percepita non come un luogo di costrizione, fatto di fatica e talvolta anche di noia, ma una possibilità unica e straordinaria di crescita umana e intellettuale da condividere in armonia seppur con autorevolezza, fermezza e coerenza.

 

Ci piace pensare alla professione non come esaltazione della “funzione docente” centrata unicamente sull’insegnamento, quanto sull’apprendimento, quasi un voler a tutti i costi osservare e misurare il prodotto finale di un mestiere che se non produce rivoluzioni cognitive e formative oltre che passioni è pressoché inutile. Sappiamo che quando si parla di comportamenti violenti o nonviolenti non è la genetica ad essere chiamata in causa, ma fatti legati all’apprendimento e all’acculturazione e che, rispetto a ciò, abbiamo ampi e importanti ambiti di azione.

 

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In tutto questo non vogliamo far passare l’idea che siamo fuori dal mondo, ma semplicemente ribadire che il Liceo Gassman, proprio per le intrinseche difficoltà caratterizzate da un’utenza complessa, si è dovuto “attrezzare” ancor più rapidamente alle difficoltà che vive la scuola in generale per accorciare non solo la dissonanza di linguaggi e codici elaborati dalle culture “a vita breve” delle giovani generazioni, ma soprattutto per essere all’altezza di gestire quel microcosmo complesso che è genericamente la cosiddetta “classe”… quell’insieme di relazioni di cui fanno parte l’insegnante, i compagni, il sistema scolastico, la società…

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