• 24 Febbraio 2020

L’Isis parla italiano
ma ripete corbellerie
Ripasso sull’ Islam

Il tono è amicale, ‘Il vostro fratello in Allah, Mehdi’ e lui pare essere un 37 enne algerino, studente all’orientale di Napoli, poi andato. Isis sul campo attacca cristiani, alawiti, armeni, yazidi, turcomanni e sciiti, distrugge villaggi, uccide civili, sequestra donne e bambini, decapita, stupra, provoca esodi di massa. Ma nelpa propaganda italiana ‘Islamic State of Iraq and Sham’, illustra servizi ‘offerti alla popolazione’, i comandanti dell’Is sulla donna che ‘va trattata come una Regina”, invita ‘alla rettitudine’ e ‘all’arruolamento’. Tagliagole paranoici e pure bugiardi.

 

Una illustrazione nel documento di propaganda Isis
Una illustrazione nel documento di propaganda Isis

 

L’ABC del mondo musulmano

Nel mondo vi sono quasi 1,5 miliardi di musulmani, fra i quali poco più di 300 milioni sono arabi. Fra i Paesi musulmani non arabi ci sono Turchia, Pakistan, Iran, e Indonesia, paese, quest’ultimo dove vive il 13% di tutti i fedeli dell’Islam.

L’ “Umma”, la grande famiglia del Profeta in senso globale, si divide sin dalla sua morte in due rami principali.

I sunniti, gli ortodossi seguaci della Sunna, la ‘tradizione’, i quali sostengono che la successione spetti ai Governatori, chiamati Califfi.

Gli sciiti, seguaci di Alì, il discendente per successione perché genero di Maometto avendone sposato la figlia Fatima e dunque appartenente alla stessa famiglia.

Nel mondo musulmano i sunniti sono l’85% e gli sciiti, presenti soprattutto in Iran, Libano, Iraq, Bahrein, Oman sono circa il 12%.

 

I movimenti tra credo e politica

Il wahabismo è il movimento religioso interno all’Islam sunnita fondato nel XVIII secolo in Arabia Saudita, dove si trovano i due luoghi santi assoluti.

La Mecca, città natale di Maometto e sede della Ka’ba, la pietra nera cubica indicata dalla fede musulmano come unico residuo dopo il diluvio universale, del primo tempio dedicato al rito monoteistico.

Medina, dove Maometto si stabilì e morì nel 622 e dove è sepolto.

L’Arabia Saudita è basata sulla dottrina “Hanbalita”, la più rigorosa e integralista delle quattro maggiori scuole sunnite.

Molti gruppi combattenti di originaria matrice qaedista, come è appunto Isis, fanno riferimento alla dottrina wahabita, con gravi errori inerente proprio su quell’Islam che pretendono di interpretare.

 

I testi sacri e la tradizione

La ‘Sharia’ è la legge islamica le cui fonti sono soprattutto il Corano e la Sunna (gli Hadith, i detti del Profeta). È stata raccolta e definita nel VII e VIII dopo Cristo.

La Sharia -memoria collettiva- prevede sì il taglio della mano per i ladri, la lapidazione per le adultere, la legge del taglione (occhio per occhio) e diverse altre forme di giustizia sommaria, però applicate in pochi casi, salvo in Arabia Saudita, Afghanistan e da militanti di gruppi terroristi più radicali come ISIS.

In realtà, se è vero che il testo di riferimento dell’Islam è il Corano, il più sacro perché dettato da Allah al Profeta che lo trascrisse nel VII secolo doèpo Cristo, da sempre esiste nell’Islam il problema se esso possa o meno venire interpretato e ne susseguono scontri fra l’istanza riformista, nota come “interpretazione evolutiva”, e le scuole più ortodosse.

 

Islam e islamismo tra teologia e politica

Il wahabismo sin dalle sue origini indica l’Islam come sfera religiosa e non come ideologia politica.

Vanno quindi distinti: l’ “Islamismo”, che intende l’Islam come ideologia politica, e l’aggettivo “islamista”, che fa riferimento alla dimensione politica dell’Islam;

invece, l’ “Islam” riguarda solo la sfera religiosa e gli aggettivi “islamico” e “musulmano” (sottomesso) indicano il fedele, il luogo di culto, un rito, una pratica o qualsiasi ambito inerente solo alla religione.

Inoltre, il sostantivo “Jihad” (termine maschile in arabo) significa “sforzo massimo”.

Nell’Islam ci sono due jihad: il “grande jihad”, che indica lo sforzo individuale per la crescita personale, e il “piccolo jihad”, cioè la “guerra santa, che può essere difensiva od offensiva.

Jihadista è il termine recentemente più utilizzato per indicare il combattente, mentre l’aggettivo “islamista”, spesso usato per indicare gli integralisti, si riferisce all’Islam politico, che non è necessariamente jihadista.

In realtà, la parola araba per indicare chi abbraccia la lotta armata è “Mujaheddin” (combattente).

 

Apocalittici e disintegrati

Nel documento Isis in italiano c’è l’annuncio della fine del mondo attuale il cui segno premonitore sarebbe la guerra in Siria. L’autore non fa altro che alludere alla “battaglia di Armagheddon” prevista dai profeti e ripresa dal Corano.

Citazione biblica condivisa dìnelle tra ‘religioni del libro’ con Armageddon che indica il luogo della battaglia finale tra i re della terra e Dio, tra il Bene e il Male.

Ed ecco svelata l’appartenenza dell’autore a una comunità che condivide un’ideologia globale. La salvezza attraverso una pratica religiosa rigorosa propria delle sette apocalittiche e dei gruppi minoritari che sono condannati dalle massime Autorità religiose dell’Islam.

 

Il loro 'cinguettio' armato
Il loro ‘cinguettio’ armato

 

Fede assoluta, cultura e caratteri fragili

Il vissuto dei jihadisti nei più recenti attacchi in Francia e Danimarca racconta una storia già vista negli attentati in Spagna (11 marzo 2004), Gran Bretagna (7 e 21 luglio 2005).

Gli autori provengono da nuclei familiari assenti o inadeguati, senza risorse economiche né lavoro, emarginati a scuola e nella società. Sono dediti a piccoli crimini che li portano nel circuito carcerario dove si radicalizzano e cercano discontinuità con le umiliazioni subite.

Isis trova anche adepti fra i disertori delle forze armate di Iraq e Siria che, accanto all’odio contro gli attuali regimi portano un bagaglio di addestramento militare e di armamento.

Altro reclutamento riguarda il settore informatico, il caso di Mehdi, presunto traduttore della testo Isis in italiano, che da ex studente dell’Università Orientale di Napoli, subisce la fascinazione delle insurrezioni armate, frequenta le moschee a Milano e Roma e poi raggiunge la Libia.

 

Aldo Madia

 

Aldo Madia

Aldo Madia

Aldo Madia, per oltre 40 anni ha svolto attività sul terrorismo in Italia e Paesi europei e dell’opposizione armata in Medio Oriente, Asia e Africa.

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