domenica 23 settembre 2018

Libia e disinformazione
le tante montature Isis
e i creduloni di Stato

Giulio Albanese in questi giorni è in Africa, quella più nera e più profonda della costa Mediterranea, ma non smette di guardarsi attorno. lui, da giornalista-prete che i peccati raccontati li conosce individua al volo le bugie: allarmismi inutili o peggio disinformazione che conta sugli stupidi

Tutti hanno paura di quanto sta avvenendo in Libia. Ma cosa si può fare per arginare il delirio califfale? È importante rispondere con lucidità e freddezza. Contrariamente a quanto afferma certa informazione, lo Stato Islamico non sta conquistando la Libia. Semmai, alcune fazioni tribali, dalla caduta del regime di Gheddafi, continuano ogni giorno a massacrarsi, utilizzando il “brand” del califfato, in franchising, come ha scritto l’amico Lucio Caracciolo.

È il modo migliore per bucare lo schermo, ottenere visibilità, suggestionare le masse e reclutare adepti. La diffusione, nei giorni scorsi, del video in cui era mostrata la decapitazione di 21 egiziani copti è aberrante, ma rientra nel contesto di una strategia eversiva, criminale e massmediale. Personalmente, credo che occorra, innanzitutto, bloccare i flussi di denaro che foraggiano i gruppi armati.

 

Bersagli colpiti dai bombardamenti egiziani
Bersagli colpiti dai bombardamenti egiziani

 

Ma l’intelligence occidentale cosa sta facendo? È possibile che non sappiano chi sono i finanziatori delle bande libiche? Per favore, mettiamoci in testa che se gli aspiranti seguaci di al-Baghdadi in terra africana stanno facendo il bello e il cattivo tempo è perché finora è mancato un meccanismo di supporto internazionale che sia dotato dell’effettiva capacità di individuare e colpire le organizzazioni coinvolte nella lotta armata, al fine di indebolire i centri nevralgici che provocano instabilità e violenza.

In assenza di questo tipo d’intervento, la proliferazione di gruppi e organizzazioni del radicalismo islamico aumenterà esponenzialmente grazie alla facilità di ingresso delle attività illecite. Inoltre, la comunità internazionale deve evitare di cadere nella trappola manichea, quella di parte, cioè di chi spinge il sostegno a favore di una componete, a danno dell’altra.

 

Un caccia f-16 egiziano sopra la Libia
Un caccia f-16 egiziano sopra la Libia

 

Al contrario, è necessario favorire in ogni modo l’espansione del tavolo negoziale e dei processi politici che sostengano l’inclusione e la rappresentatività delle più diverse componenti. Ad esempio, riconoscere la legittimità delle forze politiche di ispirazione confessionale non solo è un’urgente necessità, ma anche l’unico vero modo per delegittimare le componenti radicali e jihadiste isolandole dal contesto politico e sociale libico.

Perché ciò sia possibile, però, è indispensabile agire con decisione contro le ingerenze esterne, riconoscendole e denunciandole senza esitazione, evitando così di trasformare la Libia in un terreno di scontro “per conto terzi”. È bene rammentare che Egitto, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno le loro responsabilità a questo proposito. Il cammino è certamente tutto in salita. Occorre pertanto non perdere tempo.

Stiamo parlando di un Paese, per favore non dimentichiamolo, che è stato culla di civiltà: il teatro di Sabratha, la magnificenza di Leptis, le pitture rupestri dell’Acacus…

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