Privacy Policy Libia 1911- La guerra vera e il trovatello Pasqualino -
giovedì 5 Dicembre 2019

Libia 1911- La guerra vera e il trovatello Pasqualino

Dopo aver sentito tante scemenze sulla ipotetica Campagna di Libia Tris su cui ancora adesso il mondo politico e militare serio nel mondo sta ridendo, andiamo noi il Libia ma con una buona guida. Una piccola e, a suo modo grande storia a ricordarci che con la guerra non si può certo scherzare

LA GUERRA DI LIBIA SULLA DOMENICA DEL CORRIERE

 

Sotto l'illustrazione di copertina questa didascalia Dopo la battaglia di Zanzur: il gen. Frugoni con altri ufficiali superiori visita le conquistate trincee nemiche ricolme di morti (disegno di A. Beltrame)
Sotto l’illustrazione di copertina questa didascalia
Dopo la battaglia di Zanzur: il gen. Frugoni con altri ufficiali superiori visita le conquistate trincee nemiche ricolme di morti (disegno di A. Beltrame)

 

Contro l’Impero Ottomano

La campagna di Libia cominciata nel 1911 ha sempre rappresentato una leggenda nella storia nazionale e le leggende – come è noto – hanno qualche fondamento storico, ma inevitabilmente sono infiorettate da belle cose o nobili sentimenti. Alcune leggende poi, a seconda dell’uso che se ne fa, possono diventare utili o dannose. Personalmente ad esempio, a spasso per i Balcani tre lustri orsono, ne ho visto spesso più i danni che l’utilità, ma resta un’opinione personale.

 

Secondo molte fonti internazionali gli italiani si macchiarono di gravi crimini di guerra
Secondo molte fonti internazionali gli italiani si macchiarono di gravi crimini di guerra

 

Lo rendi orfano e poi lo addotti

La storia di oggi comincia nel deserto della Libia più di un secolo fa. Il battaglione Tolmezzo dell’ Ottavo reggimento alpini aveva appena rastrellato una posizione espugnata, quando in mezzo ai morti e ai feriti si imbatté in un bimbo di circa un anno o poco più accanto alla madre moribonda. Era il 23 marzo 1913, il giorno di Pasqua. Il primo sbarco a Tripoli era avvenuto un anno e mezzo prima (2 ottobre 1911) e basterebbe confrontare le due date anche senza eccessiva malizia per sospettare che non tutto sulla ‘quarta sponda’ stava filando liscio come l’olio.

 

Reparto di artiglieria cammellata
Reparto di artiglieria cammellata

 

Parqualino fa l’alpino

Il bimbo fu affidato dapprima alle cure dell’ufficiale medico, anche perché la madre era morta subito dopo. I montanari della Carnia, gli alpini del Tolmezzo – tra i quali vi erano sicuramente giovani padri – si intenerirono per la sorte del bambino e non meraviglia che Pasqualino (così chiamato in ricordo della data) infine sia stato portato in Italia. Il bimbo crebbe da allora a Udine sotto la tutela di un sottufficiale che lo aveva praticamente adottato, ma anche seguito idealmente da quanti ne ricordavano ancora la vicenda. Frequentò quindi scuole in Italia e fu ammesso a frequentare la Nunziatella e l’Accademia militare: cresciuto in ambiente militare quella sembrava la conclusione naturale.

 

Batteria di artiglieria pesante vicino a Tripoli
Batteria di artiglieria pesante vicino a Tripoli

 

Quel ‘non italiano’ un po’ abbronzato

Purtroppo nel 1935, alla fine del corso di studi, qualche zelante funzionario osservò che – essendo nato in Libia – non godeva della cittadinanza italiana e pertanto, pur avendo assolto brillantemente una scuola militare prestigiosa, non poteva essere ammesso alla carriera militare. Con questo finisce però la leggenda e comincia un’altra storia il cui finale è ancora poco chiaro. Dalla documentazione risulta che sia stato assegnato come aiuto contabile in uno stabilimento militare e che abbia inoltrato una supplica al re per ottenere la cittadinanza italiana. Il 4 gennaio 1936 l’esito fu negativo e sulla sua morte, avvenuta il 13 ottobre, si disse fosse dovuta alla tubercolosi. Altri parlarono invece di crepacuore o – come si direbbe oggi – dolorosa depressione.

 

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