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sabato 7 Dicembre 2019

Nato su Libia-Isis-Ucraina, interventismo variabile con la Turchia in bilico

La Nato che non sai più che cosa sia e cosa ancora potrà essere. Vecchia Guerra fredda e le nuove tensioni sull’Ucraina. La Nato voluta da alcuni come ‘sceriffo del mondo’, ma non di tutto il mondo. Su quello islamico le incertezze ‘petrolifere’ americane e il problema Turchia col velo di Erdogan

Più passa il tempo e meno si capisce quali siano, oggi, ruolo e funzione della NATO. Di certo siamo ben distanti dai compiti che le furono assegnati all’atto della fondazione, che risale all’ormai lontano 1949. A quei tempi la situazione internazionale era assai diversa da quella attuale.
In piena Guerra Fredda gli Stati Uniti e i loro alleati ritenevano che la contrapposizione ideologica con l’Unione Sovietica potesse ben presto trasformarsi in un vero e proprio conflitto armato.
La potenza militare dell’URSS nel periodo staliniano era all’apice, e si temeva che i sovietici, non contenti della cintura di Paesi satelliti creata nell’Europa orientale, intendessero procedere a un’ulteriore espansione della loro sfera d’influenza.

Caccia turchi della Nato schierati
Caccia turchi sul fronte orientale Nato ai confini con Siria, Iraq e Iran

Inutile dire che, in campo opposto, si pensavano più o meno le stesse cose, considerando gli USA quali potenziali aggressori. Dopo nacque infatti il Patto di Varsavia, e mette conto notare che entrambi gli schieramenti si basavano sul concetto di “difesa collettiva”. Questo in teoria, poiché le decisioni importanti venivano assunte soltanto a Washington da un lato, e a Mosca dall’altro.
Dopo il crollo dell’URSS e la conseguente scomparsa del Patto di Varsavia, l’Alleanza Atlantica ha iniziato ben presto a espandere il suo raggio d’azione, senza punto preoccuparsi di verificare se l’opinione pubblica dei Paesi membri fosse o meno d’accordo. Oggi troviamo la Nato impegnata in svariate aree del mondo, e molte di queste sono assai lontane dal perimetro d’azione fissato quando venne fondata.

Stiamo pure assistendo a fatti quanto meno curiosi. L’Alleanza occidentale è sensibilissima al problema ucraino. L’intento è quello di attirare Kiev al proprio interno, con la scusa di una presunta volontà russa di ricreare un’entità simile alla defunta URSS. Il ragionamento non sta in piedi, ma su tale argomento non mette conto insistere perché se n’è già parlato molto.
Molto minore sembra però l’interesse per la Libia e il Mediterraneo, zone che invece dovrebbero – almeno in teoria – essere al centro dell’attenzione dell’Alleanza. Circa la crisi libica, del resto innescata proprio dall’intervento armato di alcuni importanti Paesi membri, la NATO è rimasta piuttosto silente, pur essendo chiarissimi i pericoli della presenza jihadista soprattutto per le nazioni alleate dell’Europa meridionale (tra le quali, in primo luogo, l’Italia).

Forse una spiegazione si può trovare pensando all’attuale ruolo della Turchia, entrata nella NATO pochi anni dopo la fondazione, nel febbraio del 1952 (prima, dunque, della Germania e della Spagna). Si dà tuttavia il caso che la Turchia di allora, nazione musulmana che s’ispirava – almeno ai vertici – al laicismo di Ataturk, fosse ben diversa da quella attuale. E lo rimase per decenni, tanto che Ankara fu per lungo tempo considerata il bastione orientale dell’Alleanza.

Con l’avvento di Erdogan tutto è cambiato, e anche in modo radicale. La Turchia è (per ora) rimasta nella NATO, ma il nuovo leader ha promosso senza remore un processo di islamizzazione sempre più spinto, riuscendo in pochi anni a emarginare le forze armate che erano ufficialmente le custodi della costituzione laica. Le conseguenze sono di grande portata. Da un lato Erdogan sta perseguendo il disegno di rivitalizzare lo spirito del vecchio impero ottomano. Dall’altro strizza l’occhio – e forse qualcosa di più – alle formazioni del fondamentalismo islamista, Isis incluso.

Esercito turco e della Nato
Esercito turco alle frontiere con Isis. Esercito Nato?

Non è solo la vicenda di Kobane a testimoniarlo. I sospetti circa gli appoggi e i finanziamenti turchi alle formazioni anzidette sono ormai di dominio pubblico, ed è probabile che parlare solo di “sospetti” sia riduttivo, anche nel caso libico.

Nell’Alleanza Atlantica i vari Paesi membri condividono le informazioni militari. Lecita quindi una domanda. Come si può combattere efficacemente il fondamentalismo se uno degli alleati gioca in proprio, fornendo a esso un sostegno neanche troppo nascosto? La risposta è che, ovviamente, non si può.

Di qui reticenze e incertezze in Libia e aree simili, e in contemporanea la voce grossa in Ucraina con la Federazione russa. Penso che tali fatti vadano opportunamente sottolineati, se non altro per contrastare la retorica della “espansione della democrazia” che ci viene quotidianamente propinata da stampa e mass media compiacenti.

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