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domenica 8 Dicembre 2019

Libia si-Libia no. Boh? La guerra ad elastico

Contrordine compagni. Il condottiero Renzi richiama i suoi ministri d’azzardo Gentiloni e Pinotti dall’assalto alla nostra ‘quarta sponda’ ‘Non è tempo per un intervento militare. In Libia solo nel quadro del Consiglio di sicurezza Onu per riportare sicurezza e pace nel Paese’. Il forse del mai?

‘Contrordine compagni’. La frase è scontata ma efficace e rappresentativa della irresponsabilità di alcuni sulle questioni diplomatiche che sfiorano una guerra. Ordine del silenzio -speriamo- ai due ministri d’azzardo Gentiloni e Pinotti che già erano partiti per la guerra in Libia. Dopo aver acceso la miccia, Renzi s’accorge che il fuoco brucia: ‘Non è il momento per l’intervento militare. Vedremo che fare quando sarà il momento ma è bene che sulla una situazione di politica estera delicata il paese non si metta a litigare’. Così Matteo Renzi al Tg5. Se guerra o pace si comunica via intervista.

In che mani siamo

Chiarito che le dichiarazioni d’assalto dei suoi due ministro erano aria al vento, Renzi, che prima aveva a sua volta assunto il piglio del generalissimo, ora cambia panni. Diplomatico: ‘Sulla Libia occorre saggezza, prudenza e senso della situazione. La vicenda è problematica, la seguiamo con grande preoccupazione e attenzione, ma non si passi dall’indifferenza totale all’isteria e a una reazione irragionevole. Non si passi dall’indifferenza totale all’isteria e a una reazione irragionevole. La proposta è aspettare il consiglio di sicurezza Onu. La sua forza è superiore alle milizie radicali’.

Troppi sbandamenti interni al governo su un tema tanto delicato, con prese di posizione non solo inopportune ma anche pericolose. L’appello al silenzio della saggezza condiviso dalle opposizioni. E l’attesa di qualche parola di chiarezza da parte del presidente Mattarella, forse una utile lezione di diritto costituzionale che è la sua materia non solo per incarico ma per una vita d’insegnamento. In troppi pare fossero assenti quando si parlava dell’articolo 11 delle Costituzione e degli organismi a cui compete la gestione di crisi che minaccino sicurezza e integrità del Paese. Insomma, la guerra.

Ma sono anche altre la materie suggerite per un ripasso governativo. Ad esempio, sul Manifesto, lo studioso Angelo del Boca intervistato da Tommaso Di Francesco sulle dichiarazioni di ‘quasi guerra’ dei due ministri e dello stesso premier: ‘Dichiarazione gravissima. Un conto è attivare una guerra aerea come fatto nel 2011, un altro combattere con truppe di terra. Basterebbe che i governanti studiassero un po’ la storia, per scoprire le tante sconfitte libiche che abbiamo subito. Altro che inviare 5mila uomini come ha evocato la ministra Pinotti. Da inviare contro chi? Su quale fronte?’.

Alle porte di Tripoli scambio di colpi di artiglieria
Alle porte di Tripoli scambio di colpi di artiglieria

Sintesi, smettiamo di dire sciocchezze nel tradizionale stile del politichese all’italiana perchè in questo caso la partita è seria. Serissima. Nessun spazio ai giochini di alleanze incrociate, e il Palazzo di vetro Onu non è un Nazzareno bis. Sul campo intento è guerra anche a colpi di bugia, chi drammatizza per ottenere interventi esterni a suo favore, chi ha interessi contrari e minaccia contro ogni intervento: non pervenute notizia di fonti terze credibili. Mancano anche notizia dall’Onu tanto evocato in Italia. E l’Ue attende giovedì a Washington l’imput del segretario di Stato americano Kerry.

 

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