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domenica 15 Settembre 2019

Onu scomparso cercasi
per missione in Libia
Ministri col casco blu
e confusione in testa

La guerra è cosa troppo tragica e seria per lasciarla in mano a dilettanti. Trombe e trombettieri sul caso Libia a suonare stonati e inopportuni. La decisione di evacuare gli italiani dalla Libia. Lo ha annunciato Paolo Gentiloni, nominato dagli jihadisti ‘ministro crociato’ per aver affermato che l’Italia sarebbe pronta a fare la sua parte […]

La guerra è cosa troppo tragica e seria per lasciarla in mano a dilettanti. Trombe e trombettieri sul caso Libia a suonare stonati e inopportuni. La decisione di evacuare gli italiani dalla Libia. Lo ha annunciato Paolo Gentiloni, nominato dagli jihadisti ‘ministro crociato’ per aver affermato che l’Italia sarebbe pronta a fare la sua parte in Libia se le Nazioni Unite dovessero decidere di agire. L’Onu scomparso e riesumato per l’occasione. Dichiarazioni audaci, forse improvvide, ma ribadite l’altroieri dal premier Renzi. Sfugge la differenza tra la non rilevanza di una dichiarazione politica a uso di propaganda/ polemica interna e l’effetto bomba che la stessa può provocare sulla parte avversa che, tra le altre cose, è più abituata a rispondere con le armi che con la dialettica. Ormai il governo comunica a mezzo intervista, talk-show o twitter (la prossima guerra si dichiarerà con un twitt). Ma giovedì il Governo ne parlerà persino al Parlamento. A rincarare la dose e farci ancor più bersaglio la ministra della difesa Pinotti fa sapere che ‘L’Italia è pronta a guidare una coalizione di Paesi europei e nordafricani con oltre 5 mila uomini’. Qualcuno sbanda. Immaginare un ruolo di guida affidato dall’Onu all’Italia sulla Libia ‘ex colonia’ è fuori dalla storia, conoscenza di regole e opportunità. Alla Difesa qualcuno s’è distratto. Scopriamo ora che si preparava una guerra da tempo. Qualcuno degli organi di garanzia costituzionale è stato informato? I soldi necessari, gli obiettivi, le altre missioni internazionali che succhiano sangue lontano da casa? E l’Onu esiste ancora? Andiamo a vedere.

 

LEBANON-UNREST-UN

 

Il mondo brucia ma i pompieri che dovrebbero provare a spegnere gli incendi non ci sono o fanno altro. Pompiere Onu scomparso. Il segretario generale, Ban Ki-Moon, noto per le sue assenze da ogni area di crisi. E il Consiglio di Sicurezza, residuato inesploso di guerra fredda, quando non si paralizza con veti incrociati condanna questa o quell’altra azione violenta minacciando sanzioni. ‘Poco più di una organizzazione umanitaria’ è l’espressione efficace usata dallo studioso Gianluca Pastori, della Cattolica di Milano. L’Onu assente mentre una serie di conflitti esplodono un po’ ovunque. Mancano i ‘pompieri’ col casco blu ridotti a fare assistenza umanitaria. E sta in parte defilandosi lo stesso autoinsediato arbitro planetario Stati Uniti, che pure qualche fiammella, dalle parti di Isis e Ucraina, ha lui stesso aiutato ad appiccare. Insomma, siamo nei guai. Il mondo è nei guai. L’Italia è nei guai doppi per le vicinanza fisica alla Libia, ormai ‘terra incognita’, e per le sprovvedutezze di ministri ciarlieri che ipotizzano una nuova ‘campagna di Libia’ e incassano una dichiarazione di guerra da parte di chi, più che ciarlare spara. Comunque l’Onu, che il ministro degli esteri italiano ha invocato come bandiera antijihad e anticlandestini sull’altra sponda di Mare Nostrum, da quelle parti proprio non s’è vista. Storicamente siamo alla frammentarietà, l’assenza di politiche condivise, la rincorsa dei rispettivi ‘piccoli interessi’ sembrano la caratteristica del post-Guerra Fredda e anche del post-11 settembre. Quello che un tempo veniva definito ‘ordine mondiale’, insomma, non c’è più.

 

CONTINUE HOPE

 

Un tempo la paralisi Onu su alcuni fronti fu una delle conseguenze della Guerra Fredda e della contrapposizione tra Paesi capitalisti e Paesi socialisti. Ora, col ‘Libero mercato’ planetario il nuovo ordine mondiale poteva trovare nelle Nazioni Unite l’arbitro politico garante per tutti. Ma ciò non è stato e la situazione pare per molti versi ormai irrecuperabile. E quell’enorme e costoso Palazzo di Vetro di New York, appare oggi sepolto sotto una montagna di carte da parte di una burocrazia che si autoalimenta congruamente. Il risultato è stato il venir meno di alcune ‘regole’ nella conflittualità internazionale. Senza un’istituzione che raccolga diversi interessi e cerchi un compromesso, ognuno procede in ordine sparso, esattamente come dimostrano i retroscena svelati in questi giorni dall’ex presidente Napolitano sulla crisi Ucraina. Anche il caso Isis diventa emblematico. I Paesi europei, compresa l’Italia, hanno armato i peshmerga curdi. Altri invece forniscono aiuti militari e finanziari ai miliziani dell’Isis. Risultato, sempre azioni episodiche che difficilmente portano a una soluzione dei conflitti. Senza l’Onu, senza vere istituzioni internazionali, con un presidente americano che, dice lui stesso, mira ‘a una politica estera che faccia meno danni possibili’, come si impone un vero ordine internazionale? Gli Stati Uniti potranno/vorranno ancora svolgere il ruolo di arbitro? L’egemonia costa e altre grandi potenze per ora economiche si fanno protagoniste con visioni e interessi diversi da quelli di Stati Uniti e Nato. Il fatto è che l’occidente diventa piccolo senza la Russia.

 

E sulla Libia non diciamo scemenze e non facciamo sciocchezze.

 

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