martedì 20 Agosto 2019

Il dramma di Copenhagen
le scemenze di Netanyahu

Quanto accaduto a Copenhagen pochi giorni fa. L’ultima sfida jihadista in ordine di tempo in casa europea. Il nemico ‘crociato giudaico’. Gad Lerner, ebreo di testa lucida e buona penna ripesca la memoria dell’eroismo danese contro lo sterminio nazista e bolla il forcaiolo Natanyahu elettorale

Troppo facile prendersela con un gigante del pensiero come Renato Brunetta, che finalmente ha la possibilità di parlare immedesimandosi nel silente Berlusconi, e sbrodola alate sentenze e furibonde dichiarazioni di guerra (come se fosse lui il leader di Forza Italia).

Per questo oggi il Bastian contrario non fa il Bastian contrario ma vuole applaudire un giornalista come Gad Lerner, per quello che la scritto su La Repubblica di questo lunedì, 16 febbraio.

Applaudire, e ringraziare l’amico Gad (abbiamo lavorato insieme, anni fa, a Il Lavoro di Genova, allora diretto da Giuliano Zincone) per la straordinaria storia che certamente era conosciuta da pochi, a proposito di quanto accaduto a Copenhagen pochi giorni fa.

 

Il decano della chiesa protestante di Copenhagen porta fiori al luogo dell'attacco anti ebraico
Il decano della chiesa protestante di Copenhagen porta fiori al luogo dell’attacco anti ebraico

 

Gad ricorda che dal 26 settembre al 9 ottobre 1943, quando le truppe naziste stavano per entrare in Danimarca per deportare tutti gli ebrei danesi, il popolo non ebreo della Danimarca si prodigò per salvare gli ebrei. Con decine di imbarcazioni i danesi portarono in Svezia settemila ebrei; i nazisti ne riuscirono a catturare, purtroppo, cinquecento. Una storia di civiltà da non dimenticare. Perché insegna.

 

Le misure di sicurezza e il lutto popolare
Le misure di sicurezza e il cordoglio popolare

 

Lerner ne approfitta per criticare pesantemente il leader israeliano Netanyahu che, dopo quanto accaduto prima a Parigi e poi a Copenhagen, ha incitato gli ebrei europei ad abbandonare le loro case in Europa e riparare in Israele: “Ci prepariamo per una immigrazione di massa dall’Europa”. Una dichiarazione terribile, scrive Lerner.

E aggiunge: “Il premier israeliano non ha alcun titolo di pronunciarla in nome di un ebraismo qui faticosamente rifiorito dopo la Shoah. Una dichiarazione di resa e di fuga che offende la coscienza civile dell’Europa…una dichiarazione nel pieno della sua campagna elettorale in cui alimenta la sindrome dell’accerchiamento…ma già rifiutata dai portavoce della comunità ebraica francese…

Assecondare l’idea di un’Europa svuotata delle sue comunità ebraiche, e di uno Stato d’Israele bellicosamente asserragliato nella convinzione che la pace con i suoi vicini sia impossibile, equivale a una sottomissione che le democrazie non si possono permettere…Il divorzio degli ebrei dalla loro patria europea risulterebbe come un’amputazione inaccettabile”.

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