Privacy Policy L'Italia lascia la Libia ma prepara le truppe azzardano due ministri -
sabato 7 Dicembre 2019

L’Italia lascia la Libia
ma prepara le truppe
azzardano due ministri

Rimpatrio degli italiani su una nave con sorveglianza aerea. Chiude l’ambasciata a Tripoli. Il ministro Gentiloni, dopo aver proposto l’Italia come bersaglio Isis, si fa stratega e invoca la guerra anti jihad, ma con le Nazioni Unite. La ministra Pinotti ‘schiera’ 5000′ soldati. Il Paese ignora

L’Italia forse va a una nuova guerra di Libia ma inizia col portare in salvo i suoi civili. Fuga sulla scia di dichiarazioni politiche forse azzardate. Il governo italiano entra ufficialmente nella lista dei nemici dello Stato islamico con Paolo Gentiloni ‘ministro dell’Italia crociata’. Definizione del radiogiornale Isis ‘al Bayan’ da Mosul, Iraq. Dichiarazione così riportata, ‘dopo l’avanzata dei mujahidin in Libia l’Italia è pronta a unirsi alla forza guidata dalle Nazioni atee per combattere lo Stato islamico’. L’espressione ‘Nazioni atee’ in arabo è riferimento implicito alle Nazioni Unite. Parole e fatti.

 

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‘L’ambasciata d’Italia a Tripoli ha sospeso le sue attività di fronte al peggioramento delle condizioni di sicurezza’. Formula burocratica diffusa via agenzia Ansa. ‘Il personale è stato temporaneamente rimpatriato via mare. I servizi essenziali saranno comunque assicurati’. È cominciato anche il rientro di una parte di italiani dalla Libia, visto il peggiorare della situazione sul terreno, con l’avanzata jihadista verso l’ovest del Paese. Operazione di rimpatrio a bordo di una nave degli italiani che hanno deciso di lasciare il Paese. Scorta della Marina Militare e sorveglianza aerea con droni Predator.

 

‘L’Italia -sottolinea il ministro e riporta l’Ansa- rimane al lavoro con la comunità internazionale per combattere il terrorismo e ricostruire uno stato unitario e inclusivo in Libia, sulla base del negoziato avviato dall’inviato speciale dell’Onu Leon al quale continuerà a partecipare il nostro inviato speciale Ambasciatore Buccino. Il peggioramento della situazione (in Libia) richiede un impegno straordinario e una maggiore assunzione di responsabilità, secondo linee che il governo discuterà in Parlamento a partire dal prossimo giovedì 19 febbraio’, annuncia il ministro degli esteri con piglio militare.

 

La situazione sul campo è davvero critica. In particolare la Cirenaica, dove imperversano i jihadisti che hanno istituito il ‘Califfato di Derna’ e che ora puntano progressivamente verso l’ovest del Paese, dopo aver preso anche Sirte, a 400 km dalla capitale Tripoli. A rischio sono anche Bengasi e l’area urbana di Tripoli, le due principali città del Paese, dove la Farnesina denuncia ‘un sensibile innalzamento della tensione anche all’interno dei centri urbani che può coinvolgere quindi anche i cittadini stranieri’. ‘Fattori di rischio’ definiti si diversa matrice. Tradotto, fazioni, banditi e jhihad.

 

Dopo esserci offerti per la guerra Onu di cui nessun altro Paese al mondo ha sino ad oggi parlato, interviene anche la ministra della difesa Pinotti che, emula del decisionismo di Gentiloni, si dice pronta a inviare 5 mila soldati. ‘L’Italia è pronta a guidare una coalizione di paesi dell’area per fermare l’avanzata del Califfato che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste. Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5mila uomini, in un paese che ci riguarda molto più da vicino, la nostra missione può essere significativa e impegnativa anche numericamente’. L’impressione è quella di dilettanti allo sbaraglio.

 

Convoglio di pickup jihadisti con la bandiere dello Stato Islamico
Convoglio di pickup jihadisti con la bandiere dello Stato Islamico

 

Evidentemente di guerra qualcuno ne parlava, ma di nascosto. ‘Ne discutiamo da mesi, ma ora l’intervento è diventato urgente’, dichiara la ministra a mezzo stampa. ‘Mezzi, composizione e regole d’ingaggio li decideremo con gli alleati in base allo spirito e al mandato della missione Onu’, spiega. Forse qualche esponente di governo prima o poi ne parlerà anche in Parlamento data la postata delle decisione, e forse tutta l’opinione pubblica potrà avere il privilegio di conoscere se l’Italia andrà alla guerra. Un po’ di Costituzione -articolo 11- un po’ di economia: fine dell’Afghanistan se andiamo in Libia?

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