Privacy Policy C'ERA UNA VOLTA Est e ovest Ucraina 1918 L’arciduca e l’anarchico -
lunedì 16 Dicembre 2019

C’ERA UNA VOLTA
Est e ovest Ucraina 1918
L’arciduca e l’anarchico

Non penserete che le complicazioni della crisi Ucraina siano un novità di oggi. Giovanni Punzo narra a modo suo la partita eterna tra est ed ovest ucraino, ma partendo dal 1918. Fine delle guerra mondiale e rivoluzione bolscevica nei territori che erano l’impero degli Czar succede di tutto

Bignami preliminare. 1918, la rivoluzione d’ottobre e gli ultimi sussulti di guerra mondiale. Gli imperi morenti si mangiano tra loro. I popoli che possono abbandonano re e dinastie. L’Ucraina lascia lo Czar il 22 gennaio. Ma alla Russia non ancora sovietica tagliano un terzo dell’Impero. Territori con nomi scomparsi. Livonia e Curlandia (Estonia e Lettonia), la Lituania, parti dell’attuale Polonia e l’intera Ucraina fino al mar Nero e verso il Don, la Bessarabia, la città di Odessa e della Crimea occupate dagli austro tedeschi. La Russia prima di Pietro il Grande

 

1918 mappa 800

 

Quel dannato 1918 e le prima analogie con l’oggi

Difficile riassumere cosa accadde in quei lunghi mesi del 1918, ma basta accennare alla guerra civile tra ‘rossi’ e ‘bianchi’ fino al 1921/22. Gli alleati iniziarono a sostenere i bianchi, in prevalenza ex ufficiali zaristi, e i rossi furono costretti a ritirarsi. A Odessa ad esempio si ritirarono gli austriaci e sbarcarono i francesi: trovarono la città tappezzata da manifesti ideati da Trozky in cui si dava ironicamente il benvenuto «Ai soldati del Credit Lyonnais». L’altro sbarco anglo-americano a Murmansk e ad Arcangelo invece prolungò l’instabilità del Baltico fino al 1923.

In Ucraina fu ancora più complicato: milizie locali, sorte tra i reduci del conflitto, affrontarono contemporaneamente gli uni e gli altri, ma anche tedeschi, austriaci, polacchi o rumeni che cercavano di impossessarsi di parti del paese. Fino al novembre 1918 tedeschi ed austriaci infatti rimasero garantendo un relativo ordine interno, ma dopo il loro ritiro lo scontro principale fu soprattutto tra russi ed ucraini che a loro volta erano divisi tra loro in varie formazioni eterogenee.

 

Le brame polacche e il granduca ‘repubblicano’

A occidente, nella zona di Leopoli, era nata una formazione dalle origini singolari: a capo era l’arciduca Guglielmo d’Asburgo-Lorena (1895-1948) che dopo la dissoluzione dell’impero era ritornato in Galizia al comando di un reparto composto da ruteni, ucraini e piccoli russi, soprattutto per contrastare il tentativo polacco di impossessarsi di quella regione.

La sua personalità era leggermente diversa da quelle dei tanti aristocratici russi che combattevano con i bianchi in nome del nazionalismo russo: l’arciduca ex austriaco difendeva l’antico regno di Galizia e, nonostante fosse stato candidato al trono di un regno ucraino immaginato dalle diplomazie austriaca e tedesca, si mise agli ordini della repubblica ucraina dopo il ritiro degli austro-tedeschi.

Respinse anche i rumeni a Czernowitz, capoluogo della Bucovina contesa, ma fu tratto in arresto e portato a Bucarest. Liberato continuò la lotta per l’indipendenza dell’Ucraina -sempre minacciata da polacchi, rumeni e russi- fino al 1920, quando per protesta contro Symon Pletjura, il dittatore che si era insediato a Kiev, tristemente noto per i suoi eccessi antisemiti, riparò a Monaco. Sorvegliato dalla Gestapo per le sue simpatie filo-slave, superò quasi indenne la Seconda Guerra mondiale, ma nel 1947 fu rapito a Vienna dai servizi sovietici e morì l’anno dopo in carcere a Kiev.

 

L'anarchico Nestor Ivanovic Makhno, eroe popolare e figura controversa
L’anarchico Nestor Ivanovic Makhno, eroe popolare e figura controversa

 

L’anarchico un po’ santo un po’ demone

All’opposto, politicamente e geograficamente, fu invece Nestor Ivanovic Makhno (1888-1934), eroe popolare e figura controversa, icona doppia di santo o demone oppure -più razionalmente- un portatore sano di tutte le contraddizioni del ‘bandito sociale’ descritto da Hobsbawn. Nato a Huljaipole nell’Ucraina orientale, Machno era stato condannato a una lunga pena per la sua attività politica già prima della rivoluzione; liberato a marzo 1917 era tornato al villaggio per svolgervi attività rivoluzionaria.

Sebbene le sue idee fossero apertamente anarchiche, all’inizio fu appoggiato da Lenin in persona che conosceva il valore del carismatico capo rivoluzionario e la sua capacità militare. A Machno è tra l’altro attribuita l’invenzione della ‘tachanka’, il piccolo calesse russo a quattro ruote su quale era montata una mitragliatrice pesante. Il villaggio divenne allora il centro del movimento e della forza militare che lo sosteneva, ma dal marzo del 1918 si succedettero cambiamenti continui. Gli austriaci si ritirano alla fine di settembre e Machno assunse il controllo.

A novembre di quello stesso anno la zona passò sotto i nazionalisti ucraini che furono scacciati da Machno nel febbraio 1919. A giugno arrivarono i bianchi fino al secondo ritorno di Machno, alleato questa volta dell’Armata rossa. Tornarono nuovamente i bianchi di Wrangel e per la terza volta furono scacciati. Quando l’Armata rossa si insediò definitivamente nel villaggio a dicembre del 1920, Machno -pur non essendosi mai alleato con i bianchi- ne contrastò decisamente l’arrivo. Con la fine della guerra civile riparò in Europa occidentale e morì a Parigi nel 1934.

 

Il primo 'carro armato' della storia, la ‘tachanka’, piccolo calesse russo a quattro ruote su quale era montata una mitragliatrice pesante
Il primo ‘carro armato’ della storia, la ‘tachanka’, calesse russo su quale era montata una mitragliatrice

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