L’antipatico e volgare presidente/padrone della squadra di calcio Lazio sui giornali e i tg è stato crocifisso per le sue affermazioni parlando al cellulare con un illustre sconosciuto. In sostanza ha spiegato che una serie A con squadre di cittadine che non sono neppure capoluoghi di provincia è un danno economico perché, essendo poco conosciute, hanno un modesto o scarsissimo appeal pubblicitario. Fin qui la valutazione, condivisibile o no, poteva essere un pensiero dal sen fuggito ma neppure tanto scandaloso.
Il guaio è che Lotito (per tracotanza o che altro? Ai posteri l’ardua sentenza) nel lungo monologo telefonico si è comportato come un pirla (detto alla milanese):
– presuppone che non può essere ascoltato da nessuno, oltre dal suo interlocutore (pirlata n.1);
– dimentica che nella federazione italiana gioco calcio ha un ruolo ufficiale (pirlata n.2);
– fa capire che a certe squadre di paesi o cittadine non può essere consentito l’accesso in Serie A (superpirlata n.3) perché hanno un modesto valore pubblicitario;
– non dice COME si dovrebbe fare, magari inventando una fantasmagorica operazione economica, del tipo: organizzare una cordata di industriali che investono nella squadra di Santa Croce sull’Arno per portarla a vincere il campionato di serie B e quindi avere tutti i crismi per accedere alla serie A;
– non dice, ed eccoci alla iperpirlata n.4, perché lascia capire al suo interlocutore (che negherà, ma vabbè) che “se po’ ffà”, anzi bisogna fare. E tutti abbiamo pensato a qualche trucco per alterare la classifica di B.
Ma il meglio deve ancora venire, e la pirlata iperuranea viene ancora da Lotito, che rivela: sapevo che la persona con cui parlavo avrebbe poi scelto di divulgare le mie parole registrate, aggiungendo che quel signore “porta pure iella”.
Allora il Bastian contrario si chiede rispettosamente: ma cosa c’è nel cervello di uno che sbrodola pirlate (scandalose) a uno che porta iella? A Milano direbbero: è proprio un pirla. Peccato sia nel governo del calcio italiano.