Lei è la moglie che comanda, lui è il marito che ora le fa compagnia. Attenzione: Isabella Rauti vuole costruire il cantiere della nuova destra italiana, alla stregua della Le Pen francese. Lui, il marito, ha già dato.
Lasciamo perdere le sue peregrinazioni europee nell’estrema destra (divertenti i giornalisti che lo hanno ribattezzato AlèMagno, Malemagno – di Pietrangelo Buttafuoco-, Brancalemanno -di Dagospia), non memorabile la sua presenza al governo Berlusconi come ministro dell’Agricoltura e neppure come sindaco (anche se amatissimo dai taxisti romani, difesi contro le liberalizzazioni che aveva cercato di fare il ministro Bersani).
Ma la signora Rauti in Alemanno è modesta, e chi la avvicina alla leader della destra francese risponde “Io come Marine Le Pen? Sarebbe un onore”.
Il che la dice lunga sulle ambizioni della figlia di Pino Rauti, l’ultrafascista sempre a destra di Almirante nel MSI. Forse perché, in questa Italia generosa, la signora Rauti in Alemanno ha già avuto: consigliere regionale del Lazio, consigliere del ministro dell’Interno Angelino Alfano nel 2013, nientemeno.
Chissà, è diventata più moderata del padre che riuniva e organizzava fior di pacifici galantuomini come Stefano Delle Chiaie, Clemente Graziani, Roberto Fiore (sì, quello dell’organizzazione ultrafascista Forza Nuova, latitante per 19 anni perché “riparato” all’estero, soprattutto in Inghilterra, eccetera).
Complimenti, signora Rauti in Alemanno. Ma complimenti anche al ministro Alfano, complimenti tuttavia accompagnati da una domanda: ma lei, ministro dell’Interno, sa chi è Fiore e cos’è Forza Nuova. Se la risposta è negativa, si informi. I mezzi per farlo dovrebbe averli a disposizione. O no?