Sull’Ucraina Ue assente
‘Lady Pesc’ fantasma
L’Italia che non c’è

La visita a Mosca del Cancelliere tedesco Merkel e del Presidente francese Hollande, con lo stesso Segretario Generale NATO Stoltenberg che applaude mostrando i denti al Cremlino. Tutti con un bel po’ di paura. Salvo forse ‘l’inconsapevole’ numero 2 Usa Biden. Gira male per i numeri due solo nominali. La crisi ucraina muove le vere ‘grandi potenze’ europee in posizione critica con gli Usa e a rischio Russia. In tutto questo l’Italia non c’è, ma era da prevedere. Cosa sta accadendo in realtà? Nonostante gli accordi di Minsk del settembre scorso, non c’è mai stato un effettivo cessate il fuoco.

 

Le trattative di scorta

Le trattative di scorta

 

Da metà gennaio le forze filorusse hanno lanciato attacchi conquistando territorio e posizioni chiave tipo l’aeroporto di Donetsk. Tutto questo mentre esercito e ‘brigate volontarie’ sull’altro fronte sono in evidente crisi. Per Mosca si sta creando una sorta di ‘zona cuscinetto’ lungo i confini occidentali a contrastare la minaccia ormai reale di espansione Nato tanto sollecitata dei piccoli Paesi baltici. Ora il mondo assiste alla contromossa di Mosca e si preoccupa. Mentre il conflitto in Ucraina orientale sta lacerando il governo ucraino, dando vigore alle spinte nazionaliste più reazionarie e pericolose.

 

Strateghi statunitensi e dintorni vedono nella protezione di Mosca alle comunità russe o russofone una minaccia diretta alla Nato. Si litiga su chi è stato il primo a minacciare l’altro. Ed ecco che l’Amministrazione statunitense sta valutando l’opportunità di rafforzare le capacità di difesa di Kiev attraverso la fornitura di armamenti non esattamente difensivi oltre l’ipocrisia delle armi ‘non letali’. Fabrizio Luciolli su Analisi Difesa cita l’Atlantic Council ecc, e parla di ‘assistenza militare’ per 1 miliardo di dollari, che andrebbe proseguita anche negli anni 2016 e 2017 con altrettanto impegno.

 

Ma questa volta gli Usa sono in difficoltà di consenso anche in casa Nato dove sono in molti, Italia compresa, che condividono la posizione espressa dalla cancelliera tedesca Merkel e dal Ministro della Difesa esteri Von der Leyen secondo la quale ‘più armi in quella regione non avvicinerebbero una soluzione e non porrebbero fine alla sofferenza della popolazione’. Non serviva uno scienziato per capirlo, ma il segnale inviato a Washington è stato chiaro. Sulle guerre in casa nostra -Europa- vorremmo poter dire la nostra. Ora la ‘mano’ passa a Mosca col vertice di mercoledì, ‘Minsk due’.

 

Tra i punti più discussi, la definizione della linea del fronte dopo gli avanzamenti dei ribelli, quanto e come l’arretramento delle armi pesanti, il controllo della tregua e dei confini russo-ucraini attraverso cui entrerebbero mezzi e militari russi, lo status delle aree controllate dai ribelli. Segnali di ottimismo arrivano da Kiev. Poroshenko ammette progressi nella conferenza telefonica a quattro. Il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, si aspetta ‘decisioni importanti’, ma a Monaco mette in guardia Kerry sulle ‘conseguenze imprevedibili’ in caso di forniture belliche americane a Kiev.

 

Il problema chiave, per Mosca, resta il posizionamento Nato ai suoi confini occidentali. E i ministri dell’Alleanza insistono: ‘il più grande rafforzamento e riposizionamento della difesa collettiva della Nato fin dai tempi della Guerra Fredda’, la definisce lo stesso segretario generale Stoltenberg. Non propriamente gesti distensivi nei confronti di Mosca. Intanto i sostenitori del riarmo danno i numeri. Secondo il Center for Strategic Studies, negli anni duemila gli ‘Alleati europei’ hanno ridotto le rispettive forze armate del 18%, mentre nel 2014 i bilanci difesa hanno subito una riduzione del 3%.

 

Sul campo di battaglia

Sul campo di battaglia

 

Al contrario, dicono gli allarmisti sostenitori di una nuova corsa al riarmo planetario, la Federazione Russa avrebbe in programma di investire 775 miliardi di dollari in armi e forze armate, e allo sviluppo di unità e forze per operazioni speciali per sostenere ‘guerre ibride’ (?) e campagne di disinformazione ‘quali quella condotta dai cosiddetti Little Green Men in Ucraina’. Ad intenderci, questi dati stessi e le presunte ‘notizie’, sono dato reale, riscontrabile, o sono frutto di una campagna di disinformazione progettata e messa in campo dalla parte opposta? Forse fidarsi, ma non fidarsi è meglio.

 

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