Privacy Policy Orrore definito dai fatti o dalle immagini a casa? Dibattito ed escalation -
domenica 8 Dicembre 2019

Orrore definito dai fatti
o dalle immagini a casa?
Dibattito ed escalation

Dopo il rogo che ha ucciso il pilota giordano un rapporto Onu denuncia: “bambini decapitati e crocifissi”. L’orrore in gara con se stesso per il primato e gli approcci culturali occidentali che vanno in crisi. Quanta testimonianza di efferatezza è consentita, utile e legittima? Misura oggettiva?

Non vi bastava l’orrore di ieri sul giovane pilota giordano arso vivo come le streghe? Oggi si replica e si aumenta la posta. L’Isis uccide, tortura e violenta sistematicamente bambini e famiglie di gruppi minoritari in Iraq. Lo dice un rapporto dell’Onu pubblicato a Ginevra. I bambini, è scritto, in molti casi vengono anche “crocifissi”, “decapitati” e “sepolti vivi”. Dettaglio eccessivo? Il rapporto cita ‘molti casi’ di esecuzioni di massa di bambini, così come notizie di decapitazioni, crocifissioni e sepolture di bambini vivi. Sconvolgente, ma ora sappiamo. Per fortuna non abbiamo immagini.

 

Torniamo al rogo che ha tolto la vita a un giovanotto di 27 anni. Più che la compassione oggi vale la vendetta. Dopo le condanne a morte di due terroristi impiccati come evidente ritorsione, dopo le bombe giordane su Mosul che avrebbero provocato la morte di 55 jihadisti tra cui un loro leader, Abu-Obida Al-Tunisian, ora sappiamo cosa prevederebbe la legge coranica per i blasfemi di Isis. Ahmed al Tayyeb, imam a Il Cairo, definisce lo Stato islamico “un’organizzazione terroristica satanica” e arriva ad affermare che i jihadisti colpevoli dovrebbero essere “crocifissi e mutilati”.

 

L'immagine al centro della discussione
L’immagine al centro della discussione

 

Esiste una classifica possibile dell’orrore e un limite nella definizione dei fatti? Il rapporto Onu sull’indicibile commesso sui bambini fornisce troppi dettagli sconvolgenti? Qualche sconto condiviso sui dettagli a parole, ma assoluta ritrosia sull’eventuale uso di immagini che rappresentino gli stessi orrori appena descritti. E’ indiscutibile che l’impatto delle immagini, il rogo del povero pilota ha potenza sconvolgente a mille rispetto alla dettagliata descrizione Onu sulle torture Isis sui bambini. C’è un confine certo tra il dovere di informare e il riguardo alle vittime e alla sensibilità altrui?

 

Da ieri un bel dibattito su RemoContro sull’uso della fotografia delle fiamme che si avvicinato al povero Muaz al Kassesbeh. La foto interna che vedete sopra. Opinioni a confronto che rilanciamo. Vorremmo leggere voi. Tre le opinioni più nettamente espresse. Alessandra Mancuso, giornalista del Tg1. “Ennio scusa ma foto così non si possono pubblicare. E il Giornale ha fatto peggio! Andrebbe deferito all’Ordine (una volta di più). Dammi una bella foto di questo pilota vivo e vitale! Dobbiamo vederlo com’era quand’era un uomo…..Non mentre sta per morire orrendamente”.

 

Ennio Remondino: “Il dubbio di una vita alle prese con orrori di ogni tipo. Quanto mostrare per far cogliere la mostruosità di eventi e comportamenti umani e quanto non può essere mostrato. Ho cercato sempre una risposta certa e non l’ho mai trovata. Ogni volta il dubbio ed una decisione che mi lacerava. Invidio le certezze di giudizio espresse da alcuni. Io continuo a coltivare -come dice il sito- ‘la virtù del dubbio’. Proporre il volto del giovane ucciso nella memorie e nel lutto, o sollecitare l’orrore per la barbarie Isis? Il vecchio Inviato ha scelto di far capire l’intensità della minaccia”.

 

Il giornalista fotoreporter Franz Gustincich. “Il problema è il limite tra notizia e spettacolo. La notizia, per sua natura, deve essere priva di aggettivi per il possibile, lo spettacolo è l’aggettivazione della notizia. Questa foto non ha aggettivi, non ha orpelli inutili, non commenta. Questa foto è un flop nella comunicazione quasi perfetta dei tagliagole del Daesh: ha scatenato una tale ondata di indignazione che sta legittimando persino la dinastia Hashemita contro chi non voleva la Giordania nella coalizione. Ecco perché questo video e i frames estrapolati sono notizie degne di essere pubblicate”.

 

Il ritratto del tenente Muaz al Kassesbeh
Il ritratto del tenente Muaz al Kassesbeh

 

Altre ancora le interessanti e acute osservazioni sul tema da parte di amici attraverso facebook. Data la caratteristica del sito che non solo ‘remacontro’ ma vuole sempre coltivare la ‘virtù del dubbio’, la possibilità di avere sbagliato con la pubblicazione di quella foto è una ipotesi che deve essere presa in considerazione. Quindi, rilancio del confronto (non per stabilire chi ha ragione o torto, per carità), ma per raccogliere considerazioni e idee. Una sorta di ‘giornalismo che vorremmo’ utile a chi come noi, con tanto volontariato e buona volontà, vive ancora lo spirito del ‘Servizio pubblico’.

 

E presto ci attrezzeremo per una pagina apposita: “Io dico che..”. Non male vero?

 

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