Varoufakis, neo ministro greco dell’economia, è una star che, come Tsipras, piace molto alle donne (ma non alla Merkel, ma chi se ne importa, non è certo una gnocca, come dicono nella bassa padana). A Berlino però Varoufakis ha “toppato”, non sapendo rispondere in modo credibile al ministro delle Finanze tedesco Schauble (e il giorno prima era andata allo stesso modo anche con il presidente della Bce Mario Draghi) che gli chiedeva sostanzialmente: promettete riforme ma non parlate del fatto che i ricchi greci non pagano le tasse e alimentano “nepotismo e corruzione”.
Senza contare che Varoufakis aveva avanzato la proposta di scambiare i titoli di Stato greci posseduti dalla Bce con titoli “perpetui”, sempre emessi dalla Grecia ma che non vanno mai in scadenza. Una furbata ai limiti dell’infantilismo. Non si capisce infatti come possa essere credibile uno si presenta con una lista stratosferica di debiti –nessuno dei quali mai restituito- e che all’obiezione sulla disinvoltura delle banche greche risponde “ah, no quelle non si toccano”.
E sarebbe interessante sapere un paio di particolari dell’incontro con Renzi: il capo del governo italiano ha ricordato a Tsipras e Varoufakis i 40 miliardi di euro (ripeto: quaranta miliardi di euro) che la Grecia deve all’Italia? Se glielo ha chiesto, sarebbe interessante conoscere la risposta dei due. Anche se sarebbe una risposta prevedibile: tasche vuote (ma le banche greche sono proprio intoccabili?), ma della Grecia, non di Varoufakis (uomo di sinistra, perbacco).
Di famiglia ricca, il ministro ha vissuto a lungo in Gran Bretagna, due anni a Sidney, quando è tornato in Grecia si è dato alla politica; casa ad Atene e villa sull’isola di Aegina.
Beato lui. Però, se avesse fatto una qualche proposta su come rientrare dai debiti, sarebbe stato meglio. O no?