Privacy Policy
venerdì 20 Settembre 2019

Le ‘Black Panther’ 1969
e lo smemorato Obama

Pochi giorni fa, l’8 gennaio, il presidente Barack Obama è stato a Detroit invitato dalla Ford, sottolineando compiaciuto la ripresa dell’industria automobilistica americana. Ma a quanto sembra ha dimenticato di parlare delle condizioni della maggioranza degli abitanti. Neri come lui

John Watson nel 1969 a Detroit era il leader del Black Panther Party (partito della pantera nera, organizzazione afroamericana che si proclamava rivoluzionaria). Ventotto anni, operaio in una plant della Chrysler, animatore di agitazioni sindacali non concordate con la UAW (United Auto Workers, il sindacato “ufficiale”) ma capace di provocare frequenti interruzioni della catena di montaggio perché la maggioranza degli operai afromericani lo seguiva. È morto in circostanze non chiare, la moglie -Edna- raccontava che spesso, alla sera, un’auto della polizia di passaggio sparava alle finestre di casa (chi scrive è stato testimone di una scena del genere). Una sera Watson ha risposto al fuoco con una carabina semiautomatica Thompson, ricevendo nel petto una sventagliata di mitra.

 

John Watson nel 1969 a Detroit durante un comizio
John Watson nel 1969 a Detroit durante un comizio

 

Anni duri, nei quali le rivendicazioni dei militanti afroamericani più estremisti rappresentavano un vulnus per la pace sindacale che faceva lavorare a pieno ritmo le fabbriche dell’area di Detroit, epicentro dell’industria automobilistica americana. Ma erano anni nei quali le big companies (General Motors, Ford, Chrysler) avevano livelli di vendite molti alti, coprendo quasi interamente il mercato americano. Solo successivamente iniziò il grande successo della Toyota tra gli yankees.

Qualcosa però a Detroit aveva già cominciato a cambiare con una esplosione di violenza sconcertante nel 1967. In zona quasi centrale -poco distante da dove oggi sorge il grattacielo della GM, in riva al Detroit River, che segna il confine con il Canada- c’era un “ghetto” nero, a Twelph Street. Area poverissima, che “contaminava” le zone centrali circostanti (abitate da bianchi) con furti, spaccio di droga e quant’altro. Il 23 luglio 1967 il Detroit Police Department decise di “ripulire” la zona.

I poliziotti, tutti bianchi, cominciarono il “lavoro”, attaccando soprattutto un locale dove molti amici di due afroamericani appena tornati dal Vietnam stavano festeggiando. La reazione fu veemente e dette l’inizio a disordini in tutto il quartiere. Il governatore George Romney chiamò subito la Guardia Nazionale, che intervenne come se fosse sul piede di guerra. Risultato: 1400 edifici bruciati, 43 morti, 342 feriti. Con quel precedente non c’è da stupirsi che il giovane John Watson raccogliesse consensi tra gli operai afroamericani della Chrysler.

 

Le Blak Panthers in parata
Le Blak Panthers in parata

 

Ma è negli anni Novanta che la crisi dell’auto negli Usa assume una preoccupante evidenza, tanto che nel 2013 il municipio di Detroit -raggiunti i 128,5 miliardi di dollari di debito- si dichiara insolvente nei confronti dei creditori: una autentica bancarotta. Solo il 10 dicembre scorso Detroit esce dal regime di amministrazione controllata.

Ma intanto –come racconta il settimanale Tom Dispatch, in un servizio pubblicato dall’Internazionale- riferisce di una città spezzettata tra aree ok e aree low level. Non c’è da aggiungere che le prime sono abitate da bianchi, le altre da afroamericani. Una città che ha cominciato a cambiare quando le big companies automobilistiche hanno spostato gli impianti in aree abitate da bianchi, soprattutto a nord di Detroit (il quartier generale Fiat Chrysler, per esempio, è nella zona di Auburn Hills, vicino a Pontiac).

 

Il centro direzionale di Detroit
Il centro direzionale di Detroit

 

Oggi esistono due Detroit: quartieri ricchi e bianchi come Palmerwoods, e un’immensa area di 360 km quadrati popolata da vecchi residenti, quasi esclusivamente neri, alle prese con due problemi principali: la scarsezza di acqua (spesso e volentieri manca, dopo la privatizzazione dei servizi idrici)) e la mancanza di sicurezza per gli abitanti (non va dimenticato che l’80% degli abitanti della big Detroit sono afroamericani). Perché la polizia cittadina è stata quasi interamente sostituita da vigilanti di aziende private, a pagamento e operative nei quartieri “up”.

Detroit è diventata una doppia città: piccole aree protette, eleganti, sicure e altre aree zone (difficile chiamarle quartieri) molto più estese e popolate, con rarissimi trasporti pubblici, poca polizia cittadina, interruzioni frequenti dell’illuminazione, per strada e nei condomini.

Tre settimane fa, l’8 gennaio 2015, il presidente Barack Obama è stato a Detroit (invitato dalla Ford), sottolineando compiaciuto la ripresa dell’industria automobilistica americana. Forse ha dimenticato di parlare delle condizioni della maggioranza degli abitanti della città. Neri come lui.

 

Potrebbe piacerti anche