Una possibile ritorsione da parte dei separatisti di Donetsk per vendicare o 13 morti di due giorni fa. E questa mattina almeno 27 civili sono morti e 97 sono rimasti feriti dall’artiglieria, razzi sparati su un mercato di Mariupol, bastione di Kiev nell’Ucraina orientale. Ovviamente nessuno ammette di aver sparato quei razzi ‘Grad’ che sono caduti sul grande mercato di un quartiere residenziale della città di 500.000 abitanti affacciata sul Mare di Azov. Mariupol è posizione strategica sulla direttrice che collega le regioni orientali controllate dai ribelli alla penisola di Crimea, ora tornata russa.
Ad agosto l’esercito ucraino aveva faticato a respingere l’offensiva dei ribelli su Mariupol e le molte vittime avevano indotto il presidente Poroshenko, ad acconsentire alla tregua firmata il 5 settembre. I ribelli controllano già l’aeroporto di Mariupol e stanno intensificando l’offensiva per conquistare la città. Secondo alcuni analisti, i filorussi che hanno da poco conquistato l’aeroporto di Donetsk, avrebbero scatenato i nuovi attacchi per poter contrattare un nuovo cessate il fuoco da una posizione di vantaggio, controllando un territorio più vasto in vista della definizione dei ‘confini’.
Le ultime stragi, quella di oggi a Mariupol e quella di giovedì a Donetsk, rendono chiaro che il ‘quasi accordo’ di mercoledì a Berlino è rimasto lettera morta. Mosca da parte sua potrebbe avere interesse a lasciar proseguire i combattimenti, non per annettersi il Donbass -nulla di storicamente paragonabile alla Crimea- ma per scuotere l’Ucraina, la cui economia in recessione è in ginocchio per il conflitto ed è sempre più dipendente dai miliardi degli alleati occidentali e del Fondo monetario internazionale. Nodo centrale per la Russia scongiurare l’ingresso dell’Ucraina nella Nato.