Privacy Policy C' ERA UNA VOLTA Dai pasticci della storia ai guai dell' attualità Il regno dei Saud -
domenica 8 Dicembre 2019

C’ ERA UNA VOLTA
Dai pasticci della storia
ai guai dell’ attualità
Il regno dei Saud

Giovanni Punzo di mestiere dovrebbe aggiustare ciò che scrivono gli altri -fa l’editor- ma ha preso il vizio. Scrive di storia militare, altro ‘contagio’ per aver fatto l’ufficiale degli alpini. Con lui potremo rileggere guerre e conoscere intrighi ‘dei nonni’ all’origine di molti guai di oggi

Abdullah bin Abdulaziz, sesto re saudita, è morto all’età di 91 anni, gli succede uno dei suoi fratellastri, il principe Salman bin Abdul Aziz, 80 anni. E c’è già un successore del successore, di 69 anni. Monarchia geriatrica con una lunga e travagliata storia. Vediamola

 

Foto in copertina, Kig Said e il presidente statunitense Roosevelt
Foto in copertina, Kig Said e il presidente statunitense Roosevelt

 

 

Tra titoli dello scomparso sovrano c’era quello di ‘custode delle due sante moschee’, ovvero quella della Mecca (Sacra Moschea) e quella di Medina (Moschea del Profeta). Un tempo – meglio ricordarlo – anche i sovrani europei si ammantavano di appellativi simili per dimostrare il massimo attaccamento personale alla fede e la solenne promessa di difenderla. Il re di Francia era ‘sua maestà cristianissima’, il re di Spagna era ‘sua maestà cattolica’, l’imperatore d’Austria era invece ‘apostolico’ e il re d’Inghilterra ‘difensore della fede’. Le nostre guerre di religione si sono combattute duramente anche in loro nome.

In Arabia Saudita, sotto questo punto di vista, sembrerebbe che le cose siano cambiate poco anche oggi. Lo scomparso monarca aveva infatti fama ambigua: in politica estera aveva cercato delle caute aperture definite dagli ottimisti dialogo inter-religioso, ma all’interno del paese nulla o quasi poteva cambiare. Restava sempre ‘il custode delle due sante moschee’.

 

King Saud con Wiston Churchill
King Saud con Wiston Churchill

 

Per capire quanto l’aspetto religioso sia inscindibile parlando di monarchia saudita o di monarchie di paesi arabi, è opportuno accennare al passaggio dei poteri tra le cosiddette monarchie arabe alla dissoluzione dell’impero ottomano. Immaginare un regno che si forma in seguito alla sconfitta di un altro o perché se ne stacca una parte del territorio, è abbastanza semplice, ma non andò esattamente così.

Nel 1924, solo dopo l’abolizione del califfato ottomano nel quadro della laicizzazione voluta da Ataturk, l’hashemita Hussein ben Ali, già sceriffo della Mecca e anima della rivolta araba durante la Grande Guerra, si autoproclamò califfo, ovvero invocò un titolo più spirituale che politico.

Nel 1926 però il regno di Hijaz fu sottratto dai sauditi che nel 1927 ottennero un pieno riconoscimento internazionale da parte dell’Inghilterra con il trattato di Gedda. I figli Hussein ben Ali continuarono a regnare sull’Irak e sulla Giordania, almeno fino a quando un colpo di stato militare nel 1958 prese il potere massacrando la famiglia reale irakena.

 

Combattenti arabi nella seconda guerra mondiale
Combattenti arabi nella seconda guerra mondiale

 

Dal 1927 ad oggi in Arabia Saudita si sono succeduti vari sovrani che hanno amministrato il paese più come possedimento personale che stato vero e proprio, ma sempre attraversando tempeste internazionali non facili con grande abilità diplomatica.

L’ultima volta che si fece apertamente un uso politico del titolo di ‘custode delle due sante moschee’ risale alla Guerra del golfo. All’epoca sedeva sul trono Fahad, fratello maggiore e predecessore dello scomparso sovrano – all’epoca era ministro della difesa – che riuscì a mantenere compatto il fronte anti Saddam facendo perno sul Consiglio di Cooperazione del Golfo, organismo consultivo che raggruppa i sei paesi del golfo Persico, e sul proprio prestigio personale. Fahad dovette inoltre fare fronte alla difficile situazione di oltre cinquantamila profughi kuwaitiani.

 

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