Tredici morti certi oltre a decine di feriti, molti dei quali gravi in una situazione sanitaria al tracollo. E’ accaduto nel quartiere Leninski di Donetsk dove sono esplosi per una serie di colpi di mortaio che hanno centrato la fermata di un tram. Secondo i testimoni oculari citati dall’agenzia dei ribelli ‘Dan-news Info’, la fermata sarebbe stata colpita da 5 colpi di mortaio mentre stava passando un tram e un filobus, che ha preso fuoco, insieme a un’auto di passaggio. La tv Rossia 24 mostra un bus distrutto da un ordigno, cadaveri alla fermata e dentro lo stesso bus. Incerto il numero delle vittime.
Possibile e crudele ritorsione per i durissimi scontri militari di ieri. Nelle ultime 24 ore sei militari ucraini sono rimasti uccisi nei combattimenti per l’aeroporto di Donetsk, mentre altri 16 sono stati feriti e fatti prigionieri. Altri 20 sono riusciti ad abbandonare il terminal. Lo riferisce il ministero della difesa ucraino, citato da Interfax. Sola notizia positiva resta l’accordo tra Ucraina e Russia sul ritiro delle armi pesanti dalle zone di conflitto nell’est ucraino. Accordo raggiunto a Berlino dal ministro degli Esteri Frank-Walter Steimeier in un incontro con i colleghi di Mosca, Kiev e Parigi. Se la strage alla fermata del tram non inasprirà ulteriormente la tensione già alla stelle, di grande rilievo resta la proposta del presidente russo Vladimir Putin ha chiesto ai sostenitori filorussi per la ‘federalizzazione’ dell’Ucraina di rinviare il referendum dall’11 maggio. Putin, parlando a Mosca dopo l’incontro con il presidente di turno dell’Osce, ha chiesto a Kiev di fermare immediatamente le operazioni militari nel sudest e ha sollecitato “un dialogo diretto tra le autorità di Kiev e gli abitanti dell’Ucraina sud-orientale”. Gli insorti filorussi dell’est dell’Ucraina non escludono di dire accettare.
Diffidente e provocatoria l’ala destra nazionalista del governo di Kiev. “Putin vende vento”, accusa il premier ucraino Arseni Iatseniuk che, sostiene, la consultazione (che è ovviamente atto politico NdR) non aveva alcuna legittimità e non si può rinviare “ciò che non era previsto”. Interlocutori più ragionevoli sostengono invece tanti atti di buona volontà: ‘Cessate il fuoco’, de-escalation della tensione, apertura del dialogo tra le parti interessate e svolgimento delle presidenziali. Sono i punti della roadmap che il presidente di turno dell’Osce intende proporre a Usa, Russia, Ue e Ucraina.