Francis Fukuyama ha scritto un articolo (pubblicato dal Corsera il 17 gennaio con questo titolo: ‘America in trappola – Il gioco dei pesi e contrappesi è paralizzante – Cresce la sfiducia dei cittadini nello Stato’) nel quale analizza come funziona la “vetocrazia” statunitense, con risultati, afferma, devastanti.
Scrive, tra l’altro: “Nelle democrazie l’esigenza di consentire la piena partecipazione politica di tutti deve convivere con l’efficienza, ovvero con la necessità di fare le cose”.
Ma, aggiunge, “il sistema politico statunitense ha un numero di pesi e contrappesi (o poteri di veto, come li chiamano i politologi) che aumentano il costo dell’azione collettiva e in alcuni casi la rende impossibile….In un clima di acuta faziosità politica questo sistema decentrato è sempre meno capace di rappresentare gli interessi della maggioranza e finisce per sovrarappresentare le istanze di lobby, gruppi di interesse e organizzazioni di attivisti che, insieme, non fanno l’intero popolo sovrano”.
Ancora: “Sono due gli ostacoli che impediscono di invertire il processo di decadenza…molti negli Usa riconoscono che il sistema non funziona bene, ma nutrono forti interessi a mantenere la situazione inalterata”, anche perché non vogliono privarsi dei finanziamenti delle lobby.
Un discorso analogo non vale anche per l’Italia, con analoghe miserabilità e compromissioni, da parte di varie lobby?
La lista è lunga, basterebbe pensare alla reazione della magistratura all’idea di “contingentare” le ferie. Oppure ai quei politici di qualsiasi partito o fazione che difendono a spada tratta il passato, anche quando si tratta di cominciare ad alleggerire lo Stato di privilegi insopportabili.
Gli esempi si sprecano: basti pensare alla miserabile vicenda del Consiglio regionale del Lazio. E c’è anche una parte della sinistra che naviga in questa corrente, difendendo tutto: anche le Province, la moltiplicazione degli enti “annessi”, manca solo che vogliano ripristinare le Comunità montane.
E’ il conservatorismo che riemerge fieramente, anche a sinistra. Che ripropone vecchi film già visti: dalle correnti alla formazione di nuove sigle, dimenticando che cosa è successo, a sinistra, negli anni Settanta.
Ed è stupefaciente vedere vecchi (in senso culturale, più che di età) arnesi riproporre nuove sigle, nuovi partitini “di sinistra”. Film già visto, e che è difficile ricordare positivamente.