Tra Israele e Palestina
la Corte penale dell’Aja
La spia dopo Abu Mazen

Rovesciamo per un attimo la notizia: l’eterna partita tra Israele e palestinesi che ora avrà un altro fronte di sfida al Tribunale Penale internazionale dell’Aja dove la Palestina è stata ammessa, e all’Onu dove prima o poi la Palestina entrarà come Stato. Nel frattempo elezioni a marzo in Israele e ad aprile (forse) in Cisgiordania e Gaza. Netanyahu rischia di perdere e Abu Mazen giura di volersi ritirare. Ma è la probabile successione palestinese a incuriosire di più il mondo.

 

Nome semisconosciuto, Majid Faraj, ma con il ‘curriculum giusto’. È il capo del mukhabarat, il servizio di intelligence dell’Anp che coopera con la sicurezza israeliana (Shin Bet) in Cisgiordania. Vanta una provata collaborazione con la Cia nello scacchiere mediorientale -ne hanno riferito media americani e arabi- e nel quartiere generale di Langley è stato ricevuto con tutti gli onori per aver contribuito alla cattura del leader jihadista, supericercato dagli Usa, Abu Anas al-Libi.

 

Al centro, Majid Faraj, probabile prossimo Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese

Al centro, Majid Faraj, probabile prossimo Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese

 

Corte penale per due potenziali colpevoli

I responsabili palestinesi insieme a consulenti internazionali intendono chiedere che Israele sia incriminato per la colonizzazione di Cisgiordania e Gerusalemme Est, la demolizione di case palestinesi e le devastanti conseguenze sui civili dell’operazione militare che dal giugno 2014 ha condotto contro la Striscia di Gaza e in Cisgiordania.

Durante la fase preliminare la CPI esaminerà quanto accaduto in Gaza, le attività di insediamento di Israele che sono considerate crimini di guerra dalle Convenzioni e risoluzioni internazionali, la demolizione di case palestinesi e gli altri eventi.

Ma la Corte agirà solo se ne farà richiesta una delle parti.

Il Presidente dell’Autorità palestinese assicura che chiederà il procedimento contro Israele.

Da Tel Aviv si avanza l’ipotesi do chiedere l’incriminazione dell’ANP per aver formato un governo con il movimento islamico Hamas, responsabile del lancio di razzi contro Israele.

 

Strani tempismi mediorientali

A dicembre l’ANP sostenuta dalla Giordania chiede all’Onu il riconoscimento dello Stato palestinese entro il 2016, nei termini previsti dalle numerose Risoluzione dal lontano 1948 e da allora sistematicamente ignorate.

Interviene anche la Francia con una bozza simile a quella giordana.

Il 30 dicembre la richiesta non riesce a ottenere i 9 voti necessari dei membri a rotazione del Consiglio di Sicurezza, con gli USA comunque costretti ad esporsi opponendo il loro veto.

Fra i cinque membri permanenti la Gran Bretagna si astiene, gli USA votano contro e fra i restanti è stata la Nigeria a far mancare il nono voto decisivo, precedentemente promesso.

Perché Abu Mazen-Mahmoud Abbas, il Presidiente ANP presenta la richiesta pur sapendo che almeno due dei Paesi africani, Nigeria e Ruanda, avrebbero potuto far mancare il nono voto decisivo?

Perché non aspettare due giorni, fino al 1° gennaio, per l’ingresso di Paesi come Angola, Malaysia, Spagna e Venezuela, aperti sostenitori dell’indipendenza palestinese?

 

Quei troppi passi falsi ANP

Sommerso dalle critiche della popolazione e dalle rimostranze politiche, Abbas assicura che l’ANP ripresenterà una nuova richiesta al Consiglio di Sicurezza e decide di aderire alla Corte Penale Internazionale.

Questa volta sono Israele e USA a insorgere.

Tel Aviv attua la consueta ritorsione congelando il trasferimento dei 127 milioni di dollari incassati in nome e per contro dell’ANP per tasse e dazi doganali.

Gli USA annunciano la riconsiderazione dell’invio degli annuali 400 milioni di dollari di aiuti.

Negli stessi giorni, Abbas raggiunge i dieci anni di Presidenza, il doppio dei 5 anni previsti in una ‘proroga’ infinita determinata da elezioni impossibili.

Impossibilità che probabilmente sussisterà ancora per il riesplodere della crisi tra Fatah e Hamas.

Nell’improbabile ipotesi che comunque l’ANP riesca a organizzare la tornata elettorale in Gaza e Cisgiordania, Abbas ha già dichiarato che non si ricandiderà.

 

Majid Faraj, capo dell’intelligence dell’Anp che coopera con lo Shin Bet israeliano e con la Cia

Majid Faraj, capo dell’intelligence dell’Anp che coopera con lo Shin Bet israeliano e con la Cia

 

E ora la spia che piace a Washington

Come da prologo. Il delfino designato è Majid Farraj, militante di Fatah sin da giovane e più volte arrestato per la partecipazione alla 1° Intifada (1987 -1993),

L’anno dopo gli Accordi di Oslo del settembre 1993, Farraj entra nell’ANP che lo destina alla neonata Intelligence della Cisgiordania. Ne diventa Capo nel 2009 col compito di guidare il coordinamento con la sicurezza israeliana e con la CIA.

L’Agenzia americana gli è riconoscente per il supporto alla cattura -ottobre 2013 in Libia- del leader jihadista di Ansar al Sharia, Abu Anas al-Libi, ricercato dagli USA per gli assalti alle Ambasciate statunitensi di Kenya e Tanzania nell’agosto 1998 (224 morti, migliaia i feriti).

Al-Libi, trasferito in America, è deceduto in carcere per cancro il 3 gennaio di quest’anno.

La frequentazione di Farraj con USA e Israele aumenta dall’autunno scorso quando Abbas lo fa negoziatore dell’ANP per i nuovi contatti con Tel Aviv.

 

Le elezioni nei Territori Palestinesi dovrebbero svolgersi ad aprile, ma più volte rimandate verranno rinviate ulteriormente per l’inadeguatezza dell’ANP di fronteggiare una situazione interna ai limiti del collasso e un contesto internazionale immerso in altre crisi persino peggiori.

Tags: aBU mAZEN
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